Il futuro del razzo New Glenn resta appeso a una promessa: tornare a volare entro la fine dell’anno, nonostante l’esplosione che ha messo in ginocchio la base di lancio. A garantirlo è stato Dave Limp, amministratore delegato di Blue Origin, che ha voluto fornire un quadro chiaro della situazione dopo l’incidente. Se la tempistica verrà rispettata, l’azienda riuscirà comunque a rimanere dentro la roadmap che la NASA aveva annunciato verso la fine di maggio.
Cosa è successo davvero sulla base di lancio
L’esplosione si è verificata sulla base LC-36A della Cape Canaveral Space Force Station, in Florida, durante un test hotfire. Un dettaglio che pesa, perché quella è l’unica rampa di lancio attualmente operativa per Blue Origin. La vicina LC-36B è ancora nelle prime fasi di costruzione, mentre una terza struttura, prevista alla Vandenberg Space Force Base in California, esiste per ora soltanto sulla carta. Diversi addetti ai lavori hanno parlato di riparazioni che richiederebbero almeno 15 mesi, una stima ben più cupa rispetto a quella ufficiale.
Eppure il bilancio fatto dall’azienda racconta una storia meno drammatica del previsto. Secondo Limp, il deposito di propellente, i serbatoi di ossigeno, idrogeno liquido e metano sono tutti in buone condizioni. Anche la torre dell’acqua se l’è cavata. La torre di supporto del razzo ha subito danni, certo, ma può essere riparata senza dover essere demolita e ricostruita da zero. E persino il primo stadio insieme a tre secondi stadi, custoditi nell’impianto di integrazione, sono usciti indenni dal disastro.
Le missioni in bilico e i tempi da rispettare
Una scelta tecnica interessante riguarda la configurazione del vettore. Limp ha confermato che non verrà adottata la nuova variante 9×4, perché la produzione dell’attuale 7×2 procede senza intoppi. Il veicolo che trasporta e solleva il razzo in posizione verticale è andato distrutto, ma la sua sostituzione era già in programma con una soluzione diversa, quindi nessun danno particolare su quel fronte.
I piani originali prevedevano un calendario fitto. Il razzo doveva lanciare nuovi satelliti della costellazione Amazon Leo all’inizio di giugno e portare in volo il lander Blue Moon Mark 1 entro il 2026, nell’ambito della missione Base Moon I. La prima è ormai saltata, mentre la seconda rischia uno slittamento. In teoria il lander potrebbe viaggiare a bordo di un Falcon Heavy di SpaceX, ma è uno scenario che appare poco probabile.
Se invece la scadenza fissata dal CEO sarà rispettata, non ci saranno ripercussioni sulla missione del 2028, quella che dovrà mettere in orbita i rover lunari di Astrolab e Lunar Outpost. È esattamente ciò che spera l’amministratore della NASA.
Restano invece parecchie incognite sulla missione Artemis III, attesa entro la metà del 2027. Qui il New Glenn dovrebbe portare in orbita il lander Blue Moon Mark 2 per il docking con la navicella Orion. In caso di ritardi, il test verrebbe effettuato soltanto con lo Starship di SpaceX.