Blue Origin sembra aver ritrovato la rotta giusta, e questa volta a beneficiarne sarà direttamente Amazon. Meno di due mesi fa il terzo volo del razzo pesante New Glenn aveva lasciato il carico di un cliente in un’orbita inutilizzabile. Ora gli investigatori hanno individuato la causa del guasto e l’azienda si prepara a far decollare la prossima missione già la settimana prossima.
La Federal Aviation Administration e Blue Origin hanno annunciato la chiusura dell’inchiesta sul fallimento il 22 maggio. Il giorno seguente è arrivata la conferma: il prossimo lancio porterà in orbita bassa 48 satelliti commerciali destinati alla rete a banda larga di Amazon. Sarà il numero più alto di satelliti che Amazon abbia mai messo in orbita con un singolo razzo, battendo i precedenti voli su Atlas V di United Launch Alliance, sul Falcon 9 di SpaceX e sull’europeo Ariane 6. Curioso, se vogliamo: due aziende fondate entrambe da Jeff Bezos che ora si danno una mano a vicenda.
Una data ufficiale non c’è ancora, ma gli avvisi sulle chiusure dello spazio aereo e delle aree marittime lasciano intuire che la missione partirà dalla Cape Canaveral Space Force Station, in Florida, già giovedì 4 giugno. Nei prossimi giorni il razzo dovrebbe essere portato sulla rampa per un test di accensione dei suoi sette motori principali, alimentati a gas naturale liquefatto e ossigeno liquido. Quando volerà, New Glenn punterà a rilasciare i 48 satelliti Amazon Leo in un’orbita poche centinaia di chilometri sopra la Terra. Un ritorno al volo in meno di due mesi, per giunta dopo un fallimento, sarebbe un buon segnale che la cadenza dei lanci sta finalmente accelerando.
Cosa è andato storto nel volo precedente
L’ultimo volo trasportava un grande satellite per la rete a banda larga diretta ai cellulari di AST SpaceMobile. Lo stadio superiore avrebbe dovuto accendere i motori due volte per portare il carico nell’orbita corretta, ma alla seconda accensione qualcosa è andato storto, lasciando il satellite più in basso del previsto. Non c’è stato modo di recuperare, e il satellite è bruciato rientrando in atmosfera.
In un comunicato, Blue Origin ha spiegato che gli ingegneri hanno completato l’indagine e messo in atto le correzioni. Prima della seconda accensione si è verificata una condizione termica anomala e, di conseguenza, uno dei motori BE-3U non ha raggiunto la spinta piena necessaria per arrivare all’orbita prevista. La FAA, accettando le conclusioni, ha aggiunto qualche dettaglio: una perdita criogenica ha congelato una linea idraulica, provocando l’anomalia di spinta. In tutto sono state individuate nove azioni correttive.
La corsa di Amazon contro il tempo
Far entrare New Glenn in servizio per Amazon dovrebbe aiutare ad accelerare il dispiegamento della costellazione Amazon Leo, candidata a sfidare la rete Starlink di SpaceX. La prima generazione conterà oltre 3.232 satelliti. Amazon ne ha attualmente 302 in orbita, e un lancio su Atlas V previsto per venerdì sera dovrebbe spingere la rete oltre la soglia del 10 percento. Restano solo due voli sull’affidabile Atlas V, ormai vicino al pensionamento, ciascuno con 29 satelliti a bordo.
Il problema è che la Federal Communications Commission aveva fissato per Amazon l’obbligo di mettere in orbita metà della costellazione entro fine luglio, scadenza in vigore dall’approvazione della rete nel 2020. A gennaio Amazon ha chiesto una proroga e, contestualmente, ha annunciato l’acquisto di 12 voli aggiuntivi su New Glenn, portando il totale con Blue Origin a 24. Sono stati aggiunti anche altri 10 lanci sul Falcon 9, oltre ai tre già volati lo scorso anno.
Sul fronte concorrenza, il Vulcan di ULA arranca: due dei quattro lanci finora hanno avuto problemi ai booster a propellente solido, e il razzo resta a terra mentre si indaga. Amazon lo ha scelto come vettore principale, con 38 voli previsti, ma una data certa per il primo non c’è. Intanto in Guyana francese l’Ariane 6 ha già portato in orbita due missioni dedicate, ciascuna con 32 satelliti, e il prossimo lotto è stato spedito per un lancio che inaugurerà un aggiornamento con maggiore capacità di carico.
Starlink resta avanti, potendo contare su lanci economici e affidabili: i costi interni di un volo Falcon 9 si aggirano intorno ai 14 milioni di euro, un quinto dei circa 68 milioni di euro che SpaceX fa pagare a clienti esterni come Amazon per un volo dedicato.