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Per Netflix la vera partita non si gioca più soltanto sui numeri di bilancio. Il colosso dello streaming deve riuscire a tenere incollati gli abbonati allo schermo in un mercato affollato, dove la concorrenza cresce e l’attenzione del pubblico sembra calare. Alla vigilia dei conti del terzo trimestre, attesi per martedì 20 ottobre, gli investitori vogliono capire come la piattaforma pensi di sostenere la crescita, proprio mentre alcuni indicatori segnalano un certo affaticamento degli utenti.
Lo ha ammesso lo stesso Ted Sarandos, uno dei due amministratori delegati, che di recente ha riconosciuto come l’azienda “non sta crescendo alla velocità che vorrei”. Tra le strade possibili per dare una spinta al servizio ha indicato i contenuti in diretta, considerati un’opportunità concreta per accelerare lo sviluppo.
YouTube e i creator rosicchiano tempo allo streaming classico
La pressione non arriva solo dagli altri servizi in abbonamento. I video dei creator, quasi sempre più economici da realizzare rispetto a film e serie tradizionali, si stanno prendendo una fetta sempre più ampia del tempo passato davanti allo schermo. Negli Stati Uniti YouTube è ormai il primo distributore di contenuti in streaming per tempo di visione e secondo Nielsen raccoglie quasi il doppio delle visualizzazioni della piattaforma di Los Gatos. Sul fronte finanziario le stime raccolte da LSEG non sono particolarmente incoraggianti. Netflix potrebbe registrare la crescita dei ricavi più lenta per un terzo trimestre degli ultimi tre anni, con vendite attese intorno agli 11 miliardi di euro e un incremento dell’11,8% su base annua. Un risultato comunque positivo, ma che mostra un evidente rallentamento.
Preoccupano anche i dati legati al comportamento degli spettatori. Secondo Apptopia, nel terzo trimestre il tasso di abbandono negli Stati Uniti è salito del 16,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quasi il doppio del ritmo osservato nei tre trimestri precedenti. Nel frattempo i download dell’app tra Stati Uniti e Canada sono scesi del 20%.
C’è poi la questione del tempo di visione. Un’analisi di Jefferies stima che nella prima metà del 2026 ogni abbonato abbia dedicato in media al servizio 49 ore al mese, contro le 66 dello stesso periodo del 2023. Gli analisti attribuiscono il calo a due fattori principali, ovvero i Mondiali di calcio del 2026 e un catalogo meno forte rispetto a quello dell’anno precedente.
Tagli, nuovi dirigenti e la scommessa sulla pubblicità
Nel frattempo l’azienda sta vivendo una fase di profonda riorganizzazione interna. Netflix ha ridotto la forza lavoro di circa il 6% e ha sostituito la responsabile dei contenuti Bela Bajaria con Peter Rice, ex dirigente Disney. Per l’analista Ross Benes di Emarketer questi tagli rispecchiano la trasformazione di tutto il settore dello streaming, che guarda sempre di più alla redditività piuttosto che alla crescita a ogni costo.
Per diventare meno dipendente dagli abbonamenti, la piattaforma punta con decisione sulla pubblicità. Jefferies prevede che gli introiti pubblicitari possano arrivare a circa 6,5 miliardi di euro nel 2029, trasformando questo segmento in un pilastro sempre più rilevante del modello di business. L’altra leva su cui la società sta lavorando riguarda lo sport in diretta, con l’acquisizione dei diritti di trasmissione dei Mondiali FIFA del 2030 in Spagna e Andorra, una mossa che potrebbe attirare nuovo pubblico in occasione di eventi di grande richiamo.
La trimestrale servirà dunque a chiarire in che modo Netflix intende rispondere al calo di coinvolgimento e alla concorrenza dei contenuti prodotti dai creator. Gli investitori si aspettano soprattutto indicazioni precise sulla capacità di sostenere la crescita, far crescere il comparto pubblicitario e rendere gli eventi dal vivo una fonte stabile di nuovi spettatori e ricavi.
Fonte: TecnoAndroid


