Difficile immaginare il Festival di Sanremo tra i contenuti di Netflix, eppure la direzione presa dalla piattaforma sembra andare proprio da quelle parti. Il colosso che per anni ha promesso di mandare in soffitta la televisione tradizionale oggi guarda con crescente interesse proprio a quel vecchio modello, cercando lì lo slancio che serve a rilanciare un business che fatica a crescere come prima. Gli abbonati non mancano, questo va detto, ma passano sempre meno tempo davanti al servizio. E a lungo andare potrebbe trasformarsi in un bel grattacapo. La risposta pensata ai piani alti? Somigliare sempre di più a Rai e Mediaset.
TV in diretta su Netflix, ecco come cambia il gioco
Il progetto sarebbe stato messo sul tavolo durante una riunione riservata organizzata in primavera, di cui solo di recente sono trapelati alcuni dettagli. C’è soddisfazione per i profitti che salgono, e anche il numero di chi disdice l’abbonamento resta tutto sommato gestibile, nonostante i rincari periodici che continuano ad arrivare. A preoccupare, però, è il calo dell’interesse verso il catalogo. Se ne sono accorti pure gli azionisti, visto che nell’ultimo anno il titolo in Borsa ha perso il 40%. Per provare a raddrizzare la rotta, su Netflix potrebbero arrivare i canali in diretta, gli stessi della vecchia TV di sempre. Trasmessi in streaming, certo, ma con un palinsesto costruito alla vecchia maniera. Prima uno show, poi un film, a seguire gli episodi di una serie e via così, esattamente come fanno ancora oggi le emittenti classiche. Un meccanismo che, tra l’altro, aprirebbe nuovi spazi per la pubblicità.
Sul tavolo c’è anche un’altra ipotesi, quella dei bundle. In pratica includere altri servizi dentro l’abbonamento. Si è parlato ad esempio di Peacock, la piattaforma di NBCUniversal. La formula ricalcherebbe quella che Amazon usa da tempo con Prime Video, dove si può accedere a Paramount+ o Apple TV tramite canali dedicati, pagando però un extra.
L’impressione generale è che la società stia cercando strade nuove dopo il naufragio dell’acquisizione di Warner Bros. Discovery, che a inizio anno pareva ormai cosa fatta. Quell’operazione avrebbe arricchito parecchio il catalogo, ma Paramount si è messa di mezzo e ha mandato tutto all’aria.
Il problema delle seconde stagioni
Poi c’è un altro nodo, e non è di poco conto. Il flop delle seconde stagioni. I dati raccontano di un abbandono piuttosto marcato dopo la prima infornata di episodi, e riguarda anche alcune delle produzioni più importanti. Qualche esempio? One Piece con un calo del 30%, Beef che precipita del 70%, The Night Agent al 50% e Avatar: la leggenda di Aang al 60%. Fanno eccezione i grandi titoli come Stranger Things, Squid Game e Bridgerton, che invece reggono benissimo l’urto del tempo.
Numeri alla mano, la sfida per la piattaforma è tenere gli spettatori incollati oltre la fase iniziale dell’entusiasmo, quella in cui tutti si buttano su una novità per poi mollarla strada facendo. E i canali in diretta, insieme ai bundle, sembrano proprio il tentativo di costruire un legame più stabile con chi paga l’abbonamento mese dopo mese.