Netflix ha chiuso il cerchio in appena dodici mesi. Un anno fa la piattaforma ammetteva per la prima volta di aver usato l’intelligenza artificiale in un suo contenuto, la serie L’Eternauta tratta dall’omonimo fumetto di fantascienza. Oggi il quadro è cambiato del tutto, perché le produzioni AI sono ormai centinaia e riempiono buona parte del catalogo, con numeri che parlano da soli.
La cifra esatta è arrivata dal documento finanziario appena diffuso dal gruppo e destinato agli investitori. Si parla di circa 300 titoli realizzati con l’aiuto dell’intelligenza artificiale dall’inizio del 2026. Un salto notevole, se si pensa che tutto era partito da un singolo esperimento. E la sensazione è che questa sia solo la punta dell’iceberg.
Il catalogo Netflix è sempre più pieno di AI
Secondo quanto emerge dal report, l’uso di questi strumenti si concentra soprattutto nella fase di post-produzione. Non viene però escluso che gli algoritmi vengano impiegati anche per altri compiti, dalle prime fasi di lavorazione fino a mansioni più creative. Un dettaglio che apre più di una domanda su come cambierà il mestiere di chi lavora dietro le quinte.
Le parole del gruppo sono piuttosto dirette. Nel 2026, spiega l’azienda, i flussi di lavoro basati sulla GenAI sono stati utilizzati in circa 300 titoli, con la maggiore concentrazione di attività proprio in post-produzione. La logica dichiarata è semplice, ottenere risultati di qualità superiore in tempi più rapidi e a costi inferiori rispetto ai metodi tradizionali.
Detta così sembra tutto molto lineare, ma dietro c’è un tema che pesa parecchio. Il ricorso sempre più massiccio a questi strumenti tocca da vicino il lavoro di sceneggiatori e registi, categorie che negli ultimi anni hanno più volte alzato la voce proprio sull’automazione dei processi creativi. La domanda su quanto spazio resterà al contributo umano è tutt’altro che teorica.
Dodici mesi che hanno cambiato tutto
Il passaggio da un solo contenuto a 300 titoli in un anno racconta bene la velocità con cui l’intelligenza artificiale si sta radicando nelle produzioni. Non è più una curiosità da esperimento isolato, ma una parte concreta del modo in cui viene costruito il catalogo che milioni di persone guardano ogni giorno.
Quello che colpisce è la trasparenza con cui il colosso dello streaming mette la questione nero su bianco in un documento pensato per gli investitori. Un segnale che l’uso della tecnologia non viene più nascosto, anzi diventa un argomento da vendere, presentato come leva per risparmiare e velocizzare la lavorazione dei contenuti.
Resta il fatto che 300 titoli in dodici mesi sono un numero che fa riflettere, considerando da dove si era partiti. La direzione tracciata da Netflix sembra ormai definita, con l’intelligenza artificiale destinata a diventare uno strumento sempre più presente nelle sue lavorazioni.