Nel vicinato cosmico si nascondevano quattro stelle morte finora sfuggite agli strumenti, tutte entro appena 65 anni luce dalla Terra. Sono nane bianche, i resti compatti di astri che hanno esaurito il proprio combustibile, e a tradirle è stato un dettaglio quasi impercettibile nel movimento delle compagne che le orbitano.
La chiave di tutto sta in un fenomeno che gli astronomi conoscono bene, ovvero le piccole oscillazioni. Quando due corpi celesti si muovono uno attorno all’altro, non è solo il più piccolo a girare intorno al più grande. Entrambi ruotano attorno a un punto in comune, e questo genera un leggero ondeggiamento osservabile anche a grande distanza. Sono proprio questi movimenti impercettibili ad aver suggerito dove si nascondessero le stelle morte.
Le nane bianche, va detto, non sono facili da individuare. Hanno dimensioni ridottissime, spesso paragonabili a quelle di un pianeta, e la loro luce è debole. Trovarne quattro così vicine a noi, nel cosiddetto vicinato solare, è un risultato che dice molto sulla quantità di questi oggetti che probabilmente popolano lo spazio attorno al Sole senza che riusciamo a vederli direttamente.
Cosa significa questa scoperta
Individuare una nana bianca a 65 anni luce dalla Terra vuol dire, in termini astronomici, trovarla praticamente dietro l’angolo. Distanze del genere permettono agli scienziati di studiare questi resti stellari con un dettaglio che sarebbe impossibile per oggetti molto più lontani. E ogni nuova stella morta aggiunta all’elenco aiuta a ricostruire il destino che attende astri simili al nostro Sole.
Il metodo delle oscillazioni, del resto, si sta rivelando prezioso proprio per gli oggetti più discreti del cielo. Non serve vedere direttamente la nana bianca. Basta osservare come il suo peso influenzi il moto di ciò che le sta intorno, e il gioco è fatto. Queste quattro nuove nane bianche confermano quanto ancora ci sia da scoprire anche nelle regioni di spazio che credevamo di conoscere abbastanza bene.