Una cosa i produttori di robot tagliaerba l’hanno capita, finalmente: il filo perimetrale è un reperto archeologico. O meglio, lo sta diventando. Fino a qualche anno fa era l’unica strada percorribile, e chi come me ha un giardino di forma irregolare a Roma sa bene cosa significhi interrare duecento metri di cavo per poi scoprire che, alla prima zappata sbagliata durante il rinvaso della primavera successiva, salta tutto e devi rimboccarti le maniche.
Il ViAX 250 di MOVA arriva in un segmento particolare, dove il cavo ormai non serve più ma la tecnologia costa ancora caruccia. E qui viene il bello: costa poco, almeno sulla carta. Listino ufficiale 579 euro, che oggi si trovano facilmente a 499 in promozione su Amazon. L’ho tenuto per due settimane abbondanti nel giardino della mia villetta in zona sud di Roma, parliamo di circa 180 metri quadrati di prato con forma piuttosto irregolare, due aiuole, un piccolo pesco sul lato sinistro e qualche passaggio stretto tra i cespugli di pitosforo. L’idea era capire se la promessa (niente cavi, niente RTK, niente antenne) tenesse botta alla prova del mondo reale o si trattasse dell’ennesima trovata di marketing che si sgretola al primo temporale di fine aprile.
Anticipo il verdetto, tanto qualcuno lo vuole sapere subito: tiene. Con qualche ma, qualche però, e un paio di limiti che è meglio conoscere prima di tirare fuori la carta di credito. Il resto lo vediamo con calma, un pezzo alla volta. Perché un robot tagliaerba non si giudica nei primi due giorni, si giudica quando ti ritrovi a ignorarlo completamente mentre prepari il caffè la mattina. Attualmente è disponibile su Amazon Italia.
Unboxing
La scatola arriva bella pesante, siamo sui sette chili e mezzo, con il classico disegno in stile render del prodotto in grande sulla facciata principale e le specifiche tecniche chiave stampate sui lati. Niente di particolarmente raffinato, ma è una confezione da elettrodomestico da giardino, mica un iPhone. All’interno tutto è protetto da polistirolo sagomato, e devo dire che il ViAX è fasciato come si deve.
Aprendo trovo il robot in posizione centrale, la stazione di ricarica subito sotto, l’alimentatore con il suo cavo da un metro e mezzo buono, quattro lame di ricambio chiuse in una bustina di plastica (le altre tre sono già montate, quindi in totale sono sette), una minuscola chiave a brugola per la manutenzione, i picchetti metallici da usare per fissare la base al prato, e il solito manualetto multilingua con istruzioni essenziali. L’italiano c’è, ma non aspettatevi trattati di un’ora di lettura: il grosso del lavoro lo fa l’app, e in effetti dopo cinque minuti la logica la si capisce da soli.
Una nota dolente, almeno per me: l’unità che mi hanno inviato non comprendeva il garage protettivo. So che in questo periodo MOVA lo regala in bundle con l’acquisto, ed è una scelta furba, perché di fatto il robot vive all’aperto e un tetto sopra la stazione fa comodo eccome. Non avendolo ricevuto, ho dovuto improvvisare con una tettoia artigianale che avevo già nel ripostiglio (una tavola di compensato marino poggiata su due sostegni di legno), e per il periodo di test è bastata. Però è una spesa da mettere in conto nel caso non arrivi in promozione, parliamo di 149 euro di listino. Non è esattamente regalata.
Design e costruzione
Qui c’è poco da girarci intorno. Il ViAX ha un’estetica pulita, ordinata, molto più “elettrodomestico premium” che “trattorino in miniatura”. Finitura grigio scuro con inserti neri lucidi sulla parte superiore, linea bassa e affilata, ruote tassellate nere di buona presenza. Lo guardi e capisci subito che chi l’ha disegnato aveva in mente un oggetto che dovesse stare bene in un giardino moderno, magari con il gres porcellanato del camminamento e le siepi squadrate. Non è brutto, non è rivoluzionario. Fa il suo mestiere, esteticamente intendo.
Le dimensioni sono contenute. Circa 55 centimetri di lunghezza per 39 di larghezza, 25 di altezza nel punto massimo. Il peso sta sugli 8 chili netti senza lame, che poi con tutto in dotazione diventano qualcosa come 8 e mezzo. Significa che se devi spostarlo per pulirlo, o per portarlo dentro a fine stagione, non ti serve chiamare un amico: lo prendi tu e buonanotte. La maniglia incassata sopra il corpo è comoda, con una presa ergonomica che non ti fa ballare la mano neanche se lo sposti tenendolo storto.
Le due telecamere frontali (il cuore del sistema UltraEyes, di cui parlo tra poco) sono ben protette da una rientranza nel guscio, e hanno un piccolo riparo anti pioggia che le tiene al riparo durante gli acquazzoni estivi di Roma. Sul retro trovo il tasto di emergenza, rosso e bello grande, che funziona anche da blocco fisico: lo premi e il robot si arresta all’istante, lame incluse. Una cosa che voglio sottolineare, perché su tanti concorrenti cinesi di pari prezzo lo stop fisico è posizionato male o funziona a singhiozzo. Qui no, funziona eccome.
Di fianco, sotto uno sportellino magnetico che si apre con un piccolo click, c’è il display LCD con qualche tasto di controllo fisico. Qui configuri la prima connessione, vedi lo stato della batteria, e puoi fare un paio di operazioni base anche senza avere lo smartphone sottomano. Non è touchscreen, è un LCD retroilluminato vecchia scuola, e devo ammettere che la cosa mi ha strappato un sorriso. Fa tanto “gadget tedesco degli anni 2000”, ed è una scelta che, sinceramente, apprezzo. Non tutto deve essere necessariamente touch.
Il piatto di taglio è sospeso, flottante, e si adatta alle piccole ondulazioni del terreno. Sotto trovo tre lame disposte su un disco rotante, con un diametro complessivo di taglio di 20 centimetri. La sensazione di solidità complessiva è buona ma non eccezionale: plastica ABS di qualità decente, nessun cigolio sospetto quando lo sposti, nessun gioco evidente sui carrelli delle ruote. Diciamo che non è un Husqvarna da duemila euro, però mantiene la promessa del proprio prezzo. A conti fatti, per quello che costa, mi sento di dire che è fatto bene.
Specifiche tecniche
| Caratteristica | Valore |
|---|---|
| Modello | MOVA ViAX 250 (codice MVVV1100) |
| Copertura consigliata | Fino a 250 m² |
| Sistema di navigazione | UltraEyes 1.0 AI Dual Vision (no cavo, no RTK) |
| Campo visivo telecamere | 120° × 70°, raggio fino a 50 m |
| Rilevamento ostacoli | Oltre 300 categorie riconosciute via AI |
| Altezza di taglio | Da 2 a 6 cm, regolazione manuale |
| Diametro di taglio | 20 cm, 3 lame su disco rotante |
| Modalità di taglio | Tutta l’area, zone, bordi, spot, manuale |
| Velocità operativa | Standard 60 m²/h, Efficiente 90 m²/h |
| Pendenza superabile | Fino al 40% |
| Passaggio stretto minimo | 60 cm |
| Ostacoli superabili | Fino a 4 cm di altezza |
| Batteria | Litio, 18V, 5200 mAh |
| Autonomia per ciclo | Circa 50 minuti di taglio effettivo |
| Tempo di ricarica | Circa 45 minuti a carica completa |
| Impermeabilità | IPX6 (resistente a getti d’acqua diretti) |
| Rumorosità dichiarata | Inferiore a 57 dB a un metro |
| Peso | Circa 8 kg |
| Dimensioni | 55 × 39 × 25 cm |
| Connettività | Wi-Fi 2.4 GHz, Bluetooth, app MOVAhome |
| Assistenti vocali | Amazon Alexa, Google Assistant |
| Sicurezza | TrueGuard: sollevamento, uscita confini, persone |
| Zone massime gestibili | Fino a 150 (via app) |
| Prezzo di listino | 579 euro (spesso a 499 in promo) |
La tecnologia sotto il guscio
Il cuore di questo robot è il sistema UltraEyes 1.0, e vale la pena capire bene di cosa si tratta perché è il motivo per cui non servono cavi. Due fotocamere HDR a colori, montate sul davanti con una separazione che ricorda lo sguardo umano, catturano l’ambiente in tempo reale. Il campo visivo dichiarato è di 120 gradi in orizzontale e 70 in verticale, con un raggio di rilevamento utile fino a 50 metri. In pratica, il robot “vede” il giardino più o meno come lo vedresti tu dalla finestra di casa, ma con la capacità di ricostruirne una mappa tridimensionale grazie alla visione stereoscopica.
Questo approccio ha pro e contro. Il pro grosso è la semplicità: zero scavi, zero antenne GPS sul tetto, zero paletti da piantare. Il contro è che di notte non può lavorare (sul 250, perlomeno; il modello 500 più grande ha anche un LiDAR che gli permette la visione notturna) e che la precisione dipende parecchio dalla luce ambientale e dalla qualità dei riferimenti visivi. In un giardino piatto e monotono, senza punti di riferimento chiari, l’algoritmo può fare fatica. Nel mio prato, con aiuole, un muretto in tufo lungo il perimetro sud e qualche vaso grosso di terracotta, ha funzionato sempre bene dalla prima mappatura in poi.
Il motore di taglio ha una potenza non ufficialmente dichiarata nella scheda tecnica del sito MOVA, ma a sensazione siamo sui 30 watt di spinta lama, più un paio di motoriduttori per le ruote motrici. Le ruote sono grandi, tassellate, con trazione anteriore e una ruota posteriore omnidirezionale in stile carrello della spesa. Questa configurazione è interessante: garantisce una manovrabilità altissima negli spazi stretti, al prezzo di una leggera instabilità in pendenza laterale accentuata. La scheda parla di pendenze superabili fino al 40 per cento, nel mio giardino il punto più inclinato sta sul 20 (una salitina verso l’aiuola principale) e non ho mai visto il ViAX mostrare segni di cedimento.
La batteria è al litio da 5200 mAh a 18 volt, e secondo i dati ufficiali garantisce un’autonomia di lavoro di circa 50 minuti a ciclo, con ricarica completa in 45 minuti. Nei miei test il dato si è confermato abbastanza fedelmente, con qualche variazione di cui parlo più avanti. Il livello di impermeabilità è IPX6, il che significa che puoi lasciarlo sotto la pioggia senza patemi d’animo (c’è anche un sensore pioggia integrato che lo fa rientrare alla base quando inizia a piovere). Lo puoi risciacquare direttamente con il tubo da giardino, senza insaponarlo ma con getto diretto, e questa per me è una feature da sottolineare. Un mio amico ha un robot di un’altra marca e ogni volta deve smontare mezza carrozzeria per pulirlo bene. Qui no, lo lavi sul posto come se fosse la macchina.
L’app MOVAhome
L’app di gestione è disponibile sia per iOS sia per Android, e devo dire che è una delle migliori che ho usato in questa categoria di prodotti. Pulita, veloce, con una logica di navigazione che non ti costringe a impazzire cercando dove si trovi quella specifica funzione. L’ho installata sul mio iPhone e la prima connessione con il robot è stata istantanea: acceso il ViAX, aperta l’app, un paio di tocchi sullo schermo e il dispositivo è apparso nell’elenco pronto per l’abbinamento. Zero patemi sulla rete Wi-Fi: il supporto è solo sulla banda 2.4 GHz (come quasi tutti i dispositivi IoT, del resto), e chi come me ha un router mesh TP-Link sa già che per l’accoppiamento iniziale bisogna forzare temporaneamente la banda bassa.
La schermata principale mostra lo stato operativo del robot, la percentuale di batteria, la mappa del giardino una volta creata, e i tre pulsanti grandi per le azioni rapide: avvio, pausa, ritorno alla base. Sotto ci sono le sezioni dedicate alla programmazione settimanale, alla gestione delle zone, alla pianificazione stagionale e alle impostazioni avanzate. La prima mappatura richiede di guidare manualmente il robot lungo il perimetro del giardino, come se fosse un’automobile radiocomandata da bambini cresciuti. Si fa con due joystick virtuali sullo schermo, uno per la direzione e uno per la velocità. Nel mio caso ci ho messo circa 20 minuti per tracciare i confini di tutto il prato, fermandomi un paio di volte per riaggiustare una curva troppo stretta.
Una volta definiti i bordi, si passa alla mappatura automatica delle aree interne. Il robot parte da solo, scansiona con le telecamere, e costruisce una mappa 3D dell’ambiente. Nel mio giardino questa fase ha richiesto complessivamente una quarantina di minuti, suddivisi in due cicli di lavoro consecutivi. Al termine la mappa era sorprendentemente precisa, con l’unico errore su una parte d’angolo dove un cespuglio di rosmarino aveva confuso l’AI sulla linea di confine effettiva. Niente che non si aggiusti manualmente, trascinando il bordo virtuale sull’app con il dito.
C’è poi una funzione che mi è piaciuta davvero: la possibilità di creare “zone vietate” disegnandole a mano libera sulla mappa. Utilissima per escludere le aiuole, i vasi che lascio a terra, o una zona del prato che vuoi lasciare crescere naturale per attirare le api (cosa che io faccio, peraltro). Si possono creare fino a 150 zone distinte, un numero francamente sproporzionato per un giardino da 250 metri quadrati, ma tant’è. Gli aggiornamenti firmware arrivano via OTA attraverso l’app stessa, senza bisogno di collegare il robot al PC come nel medioevo. Durante le due settimane di test ne è arrivato uno, che ha migliorato leggermente la stabilità della mappatura e introdotto due nuovi pattern decorativi. Segno che il prodotto è supportato attivamente, cosa che in questo mercato non è scontata.
Prestazioni e autonomia reale
Ci sono due numeri da guardare con attenzione. Il primo è l’efficienza di taglio: in modalità standard il ViAX copre circa 60 metri quadri all’ora, che in modalità “efficiente” (più veloce, meno precisa sui bordi) salgono a 90. Facendo i conti per il mio giardino di 180 metri quadrati, un ciclo completo in modalità standard richiede circa 3 ore abbondanti, considerando anche i tempi di ricarica intermedi. Siamo nell’ordine di grandezza giusto per questa categoria di prodotti. Non è fulmineo, no. Ma è costante.
Il secondo numero è quello dell’autonomia pura. A batteria piena, il robot lavora intorno ai 50 minuti prima di rientrare alla base per la ricarica. La ricarica completa impiega circa 45 minuti. Quindi ogni ciclo effettivo è diviso in “blocchi” da poco più di un’ora, alternando taglio e pausa. Nelle giornate particolarmente ventilate e soleggiate ho notato che l’autonomia scende leggermente (sui 42 minuti circa), probabilmente perché le telecamere devono lavorare di più per compensare le variazioni di luce e le ombre in movimento. Dettaglio da elettronica di consumo, per carità, ma che apprezzi quando lo scopri da te.
Mi ha colpito in positivo un aspetto che nei robot meno recenti era un pasticcio: quando imposti una soglia di batteria scarica personalizzata (per esempio il 30 per cento) il robot torna alla base, si ricarica completamente, e poi riprende esattamente dal punto in cui aveva interrotto. Non ricomincia da capo, non salta zone, non dimentica dove fosse arrivato. Questa continuità era un punto critico nei robot tagliaerba di qualche anno fa e qui è gestita proprio bene. Si sente che l’algoritmo di memorizzazione spaziale è ben sviluppato.
Test sul campo
Partiamo da una premessa di onestà: io non sono un giardiniere professionista. Ho un prato normale, di quelli che si seminano una volta, si innaffiano due o tre volte alla settimana in estate, e si tagliano ogni dieci giorni circa. Niente campi da golf, niente prato inglese all’inglese, solo un mix di erba da clima mediterraneo che cresce come vuole lei. Il contesto è quello di una villetta in zona sud di Roma, prato orientato a sud est, con qualche punto d’ombra nelle ore del mattino e pieno sole dalle 11 in poi.
Ho attivato il ViAX per la prima volta un martedì mattina presto, verso le 7 e mezza. Temperatura mite, erba ancora un po’ umida di rugiada. Primo dubbio immediato: funzionerà con l’erba bagnata? MOVA consiglia di aspettare che si asciughi, ma io ho voluto provare il limite. Risultato: il robot parte regolarmente, lavora per i primi 20 minuti senza intoppi, poi inizia a sbavare leggermente il taglio perché l’erba umida tende ad appiattirsi invece di tagliarsi netta. Da quel momento ho preso l’abitudine di programmarlo dalle 10 in poi, e i risultati sono cambiati in positivo in maniera netta. Lezione imparata al primo test.
Nei tagli normali, a prato asciutto, la qualità del taglio è ottima. L’altezza che avevo impostato era 4 centimetri, e il risultato finale risulta uniforme, netto, con i residui piccolissimi che si perdono direttamente nella cotica erbosa. Il famoso effetto “mulching“, dove l’erba tagliata fa da concime al prato invece di doverla raccogliere con il sacco. Non ho mai dovuto passare con il rastrello manuale né con la mia vecchia falciatrice elettrica per rifinire il lavoro. Solo sui bordi veri e propri, in certe zone contro il muro, ho dovuto intervenire con un tagliabordi a batteria per pulire l’ultimo paio di centimetri.
Un test che ho voluto fare in modo specifico è quello del passaggio stretto. Il ViAX dichiara di entrare in corridoi larghi appena 60 centimetri. Nel mio giardino, tra il muro esterno e la siepe di pitosforo, ho un passaggio di 72 centimetri. Teoricamente un gioco da ragazzi. In pratica, le prime due o tre volte il robot si è fermato davanti come un po’ indeciso, per poi procedere con estrema prudenza millimetro per millimetro. Dalla terza volta in poi ha memorizzato il passaggio ed è diventato molto più disinvolto. Vale un applauso, sinceramente: mica male.
Gli ostacoli mobili sono un altro capitolo interessante. Ho volutamente lasciato nel prato, in momenti diversi, oggetti da evitare per testare l’AI: una palla da tennis gialla, un tubo dell’acqua arrotolato, un paio di guanti da giardinaggio vecchi. In tutti i casi il robot li ha riconosciuti e aggirati, rallentando durante l’avvicinamento e curvando attorno con buon margine. Solo una volta, con un guanto di colore molto simile all’erba, si è avvicinato parecchio prima di decidere di girare, ma non l’ha mai investito né spostato accidentalmente. La policy dell’app è impostata di default su “evita sempre gli ostacoli”, e si può alzare ulteriormente la sensibilità se si vuole la massima cautela, per esempio quando ci sono bambini in giardino.
La gestione della pioggia merita una nota dedicata. Una sera (era mercoledì, intorno alle 18) ha iniziato a piovere improvvisamente, di quelle acquazzoni romani di fine aprile che arrivano senza preavviso. Il robot stava tagliando, l’ho visto dalla finestra fermarsi di botto, girarsi su se stesso, e puntare dritto verso la stazione di ricarica. Ci ha messo circa 4 minuti per rientrare da una distanza di una quindicina di metri, tra curve e passaggi. Il giorno dopo ho ritrovato la base asciutta (nonostante la pioggia notturna, perché ricordo non ho il garage protettivo in prova) e il robot pronto a ripartire al primo raggio di sole. Il sensore pioggia funziona bene, anche se avrei gradito un po’ più di anticipo nella segnalazione, perché sull’ultimo tratto aveva già le telecamere mezze bagnate e il taglio finale è stato un filo impreciso.
Approfondimenti
Mappatura e configurazione iniziale
Il processo di setup è la prima vera prova del nove per un robot tagliaerba senza cavo perimetrale, e qui il MOVA se la cava bene senza però essere perfetto. La mappatura richiede tre fasi distinte: la guida manuale lungo il perimetro, la scansione automatica delle aree interne, e la configurazione delle zone vietate. Nelle prime due la sensazione è quella di insegnare al robot il giardino, un po’ come accompagneresti un nuovo giardiniere a fare il primo giro conoscitivo.
Il punto critico che nessuno ti dice è la coerenza delle condizioni di luce durante la prima mappatura. Se la fai in piena luce delle 14 e poi il robot parte alle 18 con le ombre lunghe e cambiate, per qualche minuto sembra disorientato. Non si perde, non sbaglia grossi obiettivi, però rallenta visibilmente. Una volta completati due o tre cicli completi in orari diversi, sembra imparare le variazioni di luce del giardino e il problema sparisce del tutto. Questa è una cosa che la brochure ufficiale non ti dice ma che emerge immediatamente dall’uso reale quotidiano.
Per il mio giardino da 180 metri quadrati ho impiegato complessivamente circa un’ora e mezza tra tracciamento del perimetro e scansione automatica delle aree interne, con un caffè di pausa in mezzo (cosa che il robot apprezza perché smaltisce un po’ di calore). Chi ha un giardino più complesso, con più aiuole e ostacoli fissi, metta in conto almeno due o tre ore di lavoro iniziale. Non è esattamente un prodotto plug and play in senso stretto, ma neanche un calvario biblico.
Navigazione e intelligenza artificiale
L’AI del sistema UltraEyes è probabilmente il pezzo più interessante dell’intero prodotto. Secondo MOVA riconosce oltre 300 categorie di ostacoli diversi, e nei miei test sul campo ha individuato correttamente persone in piedi o sedute, scarpe lasciate sul prato, attrezzi da giardinaggio, un annaffiatoio metallico, e perfino una pallina da ping pong bianca. Non ha mai confuso i sassi decorativi dell’aiuola con l’erba, non ha scavalcato il bordo del vialetto in ghiaia pensando di dover tagliare anche quello. Comportamenti che si vedevano spesso nei robot visivi di prima generazione.
Una sera un amico è venuto a trovarmi per un caffè in giardino mentre il robot stava ancora lavorando. Il ViAX si è accorto della sua presenza seduta sulla sedia di plastica, ha rallentato di brutto, ha girato attorno alla sedia mantenendo una distanza di sicurezza di una ventina di centimetri, e ha continuato la sua routine senza dar fastidio alla conversazione. Il mio amico, che non è del mestiere, ha messo qualche minuto a capire cosa stesse succedendo. Gli ho spiegato il sistema di rilevamento umano del TrueGuard e mi ha detto: “ma quanto costa questa roba, ventimila euro?”. Quando gli ho risposto cinquecento in offerta è rimasto di sale.
Quello che invece mi ha lasciato un dubbio genuino è la capacità di riconoscimento dell’erba molto alta. Se lasci crescere il prato oltre i 7 o 8 centimetri, il robot fatica un po’ a distinguere tra erba già tagliata ed erba ancora da tagliare, e può mostrare comportamenti erratici. La raccomandazione ufficiale di MOVA è di mantenere il prato sempre sotto i 6 centimetri, e io direi di seguirla alla lettera. Se parti da un prato molto alto, perché magari sei tornato da una vacanza lunga, la prima cosa da fare è tagliarlo manualmente con un tagliaerba tradizionale e poi lasciare il robot a fare solo il lavoro di mantenimento. Non chiedergli miracoli in partenza.
Qualità del taglio e gestione dei bordi
Il taglio a percorso “U” è la strategia di MOVA per evitare le sovrapposizioni inutili e coprire tutto il prato in modo efficiente. Rispetto ai robot più vecchi che si muovevano a caso (come i primi Roomba della pulizia domestica, per intenderci), qui si vede proprio un disegno razionale ben visibile: linee parallele, inversione a fine corsa, piccolo spostamento laterale, altra linea parallela. Come se stessi falciando tu con un piccolo trattorino.
Il risultato è un prato visivamente uniforme, senza zone più corte o più lunghe a macchia di leopardo. Quando fa la rifinitura dei bordi, il robot segue il perimetro mantenendosi a circa 3 o 4 centimetri dal confine reale. Tradotto: l’ultimo paio di centimetri contro un muro o una siepe restano purtroppo non tagliati. Qui serve il rifinitore manuale una volta ogni tanto. Non è un difetto specifico del ViAX, è un limite fisico di qualsiasi robot con lame a disco interno: nessuno arriva a zero centimetri dal bordo, per quello serve un taglio a filo laterale che finora ho visto solo su qualche Husqvarna da cifre che raddoppiano quelle del MOVA.
MOVA parla di “taglio ottimizzato dei bordi con adattamento all’altezza” e nella pratica il piatto flottante si abbassa o alza di qualche millimetro quando incontra un’irregolarità del terreno, mantenendo l’altezza di taglio sostanzialmente stabile. Ho fatto un test un po’ sadico: ho posato sul prato una tavoletta di legno spessa 2 centimetri, e il robot l’ha gestita senza problemi, senza scalpellarla né bloccarsi. Si è alzato, è passato sopra, si è riabbassato. Pulito.
Rumorosità e rapporti di buon vicinato
Il ViAX è silenzioso. Non silenzioso nel senso “non lo senti per niente”, ma silenzioso per essere un tagliaerba. MOVA dichiara meno di 57 dB misurati a un metro di distanza, e il mio fonometro amatoriale (un’app di misurazione sul telefono, quindi prendetelo con le dovute pinze) mi ha restituito valori oscillanti tra 54 e 58 dB a seconda della distanza dal robot e dello spessore dell’erba da tagliare. Per dare un’idea pratica: è paragonabile al rumore di una lavastoviglie moderna in fase di lavaggio, o a una conversazione animata in una stanza accanto con la porta aperta.
Questo è un vantaggio enorme se vivi attaccato ai vicini, come me in una zona di villette affiancate nella periferia sud di Roma. Il mio vicino di destra ha iniziato a chiedermi dove lo avessi comprato dopo soltanto tre giorni di test, perché non sentiva più le mie sgridate contro il vecchio tagliaerba a scoppio della domenica mattina che usavo prima. Sua moglie glielo ha regalato per il compleanno di fine aprile, a quanto pare. Piccola statistica di vendita personale che evidentemente il ViAX sa innescare.
La programmazione oraria via app permette comunque di definire fasce di taglio molto precise. Si possono bloccare le prime ore del mattino (giustamente), la pausa pranzo se tieni al silenzio digestivo, le sere tardi. Io l’ho impostato per lavorare dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 17, saltando il sabato e la domenica perché sono i giorni in cui i vicini sono tutti fuori in giardino. In due settimane ho avuto il prato sempre ordinato senza mai un problema di rumorosità segnalato da qualcuno. Anzi: senza nessuno che si accorgesse di nulla.
TrueGuard e sistema di sicurezza
TrueGuard è il sistema di sicurezza integrato a bordo del ViAX. In pratica è un mix di sensori e algoritmi: rilevamento di sollevamento (se qualcuno lo alza parte una sirena piuttosto fastidiosa e arriva subito una notifica sull’app), rilevamento di uscita dai confini virtuali, e un sistema di riconoscimento persone che blocca le lame istantaneamente se qualcosa di “vivo” si avvicina oltre una certa soglia di distanza. Non sono funzioni decorative da marketing: un tagliaerba robot che gira in un cortile dove possono passare bambini deve avere una sicurezza impeccabile. Punto.
Ho fatto un paio di test mirati (ovviamente con cautela, senza fare pazzie). Quando avvicino deliberatamente la mano al robot in movimento, le lame si fermano in una frazione di secondo ben prima che io possa arrivare alla zona pericolosa. Quando lo sollevo sollevandolo per la maniglia, la sirena parte dopo un paio di secondi, abbastanza forte da farmi capire che in caso di tentativo di furto reale sarebbe un deterrente vero. L’app invia la notifica sul telefono praticamente in tempo reale, nel mio caso anche se ero in casa al piano di sopra.
Esiste poi un modulo aggiuntivo opzionale, chiamato MOVA Link, che abilita il tracciamento GPS continuo anche fuori dal raggio del Wi-Fi di casa. Non l’ho potuto testare perché non era incluso nella confezione della recensione, però sulla carta è un piccolo dongle che si collega al robot e permette di localizzarlo ovunque tramite rete cellulare. Per chi ha un robot in una seconda casa, o in un giardino senza recinzione verso la strada, può essere una sicurezza aggiuntiva importante. Costa una cinquantina di euro aggiuntivi rispetto al listino base, se non ricordo male.
Pattern decorativi: gimmick o valore aggiunto?
Questa è forse la funzione più frivola (e più divertente, ammettiamolo) del ViAX. Nell’app ci sono diversi “pattern” predefiniti che il robot può disegnare direttamente sul prato, tagliando a altezze leggermente diverse dal resto. Cuore, cerchio, farfalla, stella, rombo, e qualche altro. Tu scegli il disegno che preferisci dalla lista, indichi la zona del giardino dove vuoi applicarlo, e il robot fa il suo lavoro in autonomia.
Ho provato il cuore. Risultato: effetto visibile ma non spettacolare, perché la differenza di altezza tra le zone del pattern e le zone normali è minima (un paio di millimetri al massimo) e dipende molto da quanto il prato è sano e spesso come cotica. Su un prato bello carico l’effetto si nota bene, su uno rado fa quasi sorridere. Mia sorella, venuta a trovarmi una domenica pomeriggio, ha notato il cuore sul prato e ha pensato che fossi diventato romantico. Le ho dovuto spiegare che era opera del robot. Non ci ha creduto fino a che non ha visto il ViAX in azione con i propri occhi.
È un gimmick? Sì, diciamolo serenamente, lo è. Ma è un gimmick che non costa nulla implementare via software, e che aggiunge una piccola dose di personalità. A casa di un cliente benestante di un’agenzia di eventi ho visto un altro robot della concorrenza disegnare il logo aziendale sul prato d’ingresso durante una festa. Usi concreti, volendo, se ne trovano. Non per tutti, sia chiaro. Ma la funzione c’è e costa zero.
Manutenzione ordinaria
Ultima voce importante, spesso trascurata nelle recensioni superficiali: la manutenzione ordinaria. Il MOVA ha tre lame montate su un disco rotante, e ogni lama pesa pochissimo. MOVA consiglia di sostituirle ogni 2 o 3 mesi in uso continuativo, oppure quando senti che il taglio non è più pulito come prima. Nelle due settimane di test non ho dovuto sostituire alcuna lama, e quelle originali sembrano ancora in ottime condizioni. Il kit di ricambio è incluso in confezione, quindi la prima sostituzione non costa nulla.
La pulizia del piatto di taglio la faccio manualmente ogni 4 o 5 cicli. Stacco il ViAX dalla base, lo capovolgo su un tavolino, ed elimino con un pennello da cucina le tracce di erba secca rimaste sotto. Operazione di 5 minuti al massimo, tempo di pettinarsi la barba. L’alternativa più rapida, come dicevo prima, è il lavaggio diretto con il getto d’acqua del tubo da giardino, che ho fatto una volta sola a fine periodo di test per vedere come reagisse la macchina. Tutto regolare, asciugatura spontanea al sole del tardo pomeriggio in un’oretta abbondante. Niente infiltrazioni, nessun sintomo di umidità residua dentro. L’IPX6 funziona davvero, non è marketing.
Pregi e difetti
I pregi:
- Installazione davvero senza cavi perimetrali, senza antenne RTK e senza paletti di segnale: in un pomeriggio sei operativo, schiena salva.
- Qualità del taglio uniforme e precisa anche nei passaggi stretti da 60 centimetri, con effetto mulching ben riuscito sul prato.
- App MOVAhome pulita, veloce, aggiornata regolarmente via OTA e con una logica che non ti fa impazzire.
- Silenzioso sul serio: sotto i 60 dB misurati, vicini contenti, nessuna litigata del sabato mattina.
- TrueGuard offre una sicurezza concreta, non solo a parole: lame che si fermano all’istante e sirena antifurto efficace.
I difetti:
- Non lavora di notte, perché manca il LiDAR presente sul modello 500 più costoso.
- Il garage protettivo è un accessorio a parte sui 149 euro se non arriva in bundle promozionale.
- La prima mappatura richiede pazienza, due o tre ore circa per un giardino complesso, con qualche aggiustamento nei giorni successivi.
- Lascia sempre un paio di centimetri non tagliati sui bordi veri e propri, serve il tagliabordi manuale ogni tanto.
- Le pattern decorative sulla carta suonano bene, in pratica l’effetto estetico reale è piuttosto modesto su prati non perfetti.
Prezzo e posizionamento
Il listino ufficiale è di 579 euro, ma se tieni d’occhio Amazon lo trovi regolarmente a 499 con il 14 per cento di sconto applicato. In alcune promozioni dirette MOVA o tramite AgriEuro scende ancora, e a 549 euro con garage protettivo incluso è stato visto più volte nelle ultime settimane sul mercato italiano. Come fascia di prezzo, siamo nella parte bassa del segmento “robot senza filo perimetrale“, che parte più o meno da qui e arriva oltre i 2000 euro per i modelli con LiDAR 3D e coperture di diverse migliaia di metri quadrati.
Se il tuo giardino misura tra i 150 e i 250 metri quadrati, il ViAX 250 è una delle opzioni più sensate oggi sul mercato, soprattutto se non vuoi fare lavori di scavo per il filo perimetrale tradizionale. Se il giardino arriva fino a 300 metri quadrati, esiste il ViAX 300 a 599 euro, praticamente identico ma dimensionato per superfici un filo più ampie. Se invece arrivi a 500 metri quadrati e vuoi anche il taglio notturno, serve il ViAX 500 con UltraEyes 2.0 potenziato dal LiDAR, che però costa 749 euro e non è oggetto di questa recensione. Magari più avanti.
In termini di valore complessivo, il rapporto qualità prezzo è convincente. Per un centinaio di euro in meno di molti concorrenti cinesi meno blasonati, ottieni un prodotto più rifinito nei dettagli, con un’app decisamente migliore dal punto di vista dell’esperienza utente, e un supporto commerciale in Italia più strutturato (MOVA ha una rete di assistenza tramite AgriEuro, Brico io, OBI, oltre ad Amazon stesso). Non è poco, quando devi sostituire una lama in corso d’estate e non vuoi aspettare due settimane dalla Cina. Attualmente è disponibile su Amazon Italia.
Conclusioni
Che dire. Due settimane fa ero scettico, oggi lo comprerei. Il MOVA ViAX 250 non è il robot tagliaerba perfetto, ma fa esattamente quello che promette senza drammi né sorprese brutte, con un’installazione senza fili e una qualità di taglio che per la sua fascia di prezzo è superiore alla media del segmento. Lo consiglio volentieri a chi ha un prato compreso tra i 150 e i 250 metri quadrati, con forma anche irregolare, in un contesto urbano o periferico come il mio. In particolare lo consiglio a chi non vuole dover pensare al taglio del prato: lo programmi una volta e poi lo dimentichi. Punto a capo.
Lo sconsiglio invece a chi ha un prato molto semplice e rettangolare di dimensioni ridotte (con un tosaerba tradizionale fai prima e spendi meno), a chi ha un giardino oltre i 300 metri quadrati (meglio orientarsi sul modello superiore o su un concorrente con copertura più ampia), e a chi ha pretese da campo da golf dove ogni millimetro di altezza uniforme conta davvero. Lo sconsiglio anche a chi non ha la pazienza per la configurazione iniziale: non è un prodotto che accendi e parte all’istante, servono un paio d’ore di setup nelle prime giornate e qualche aggiustamento fino che non impara bene il tuo giardino.
Il mio caso d’uso ideale, quello per cui scriverei una lettera d’amore a MOVA, è quello della villetta cittadina o periferica. Giardino tra i 100 e i 300 metri quadri, vicini vicini alle mura di casa, persone che hanno una vita e non vogliono diventare giardinieri di mestiere nel weekend. Per loro, 499 euro sono spesi molto bene. Alla prossima recensione, io continuo a programmarlo sull’app.
















