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Chi si chiede se i motori Hyundai e Kia siano gli stessi trova una risposta piuttosto netta: in moltissimi casi sì, e il motivo affonda le radici in una storia societaria lunga e un po’ tormentata. Kia nasce nel 1944, Hyundai arriva più tardi, nel 1967. Il punto di svolta è il 1997, quando Kia dichiara bancarotta e la rivale sudcoreana interviene rilevando una quota del 51%. Da allora i due marchi procedono praticamente a braccetto, condividendo tecnologie, architetture e soprattutto propulsori.
Gli esempi non mancano. Uno dei più noti è il 2.2 CRDi turbodiesel a quattro cilindri in linea, montato su Hyundai Santa Fe e Kia Sorento dal 2009. Viene prodotto nello stabilimento Hyundai in Corea del Sud ed è considerato in genere un’unità solida e affidabile, anche se gli iniettori piezoelettrici possono dare qualche grattacapo, con un funzionamento irregolare e riparazioni piuttosto costose.
Capita poi che questo motore consumi parecchio olio, fino a mezzo litro ogni 965 chilometri circa. Oltre a Santa Fe e Sorento lo si ritrova anche su Hyundai Palisade, Hyundai Sonata e Kia Carnival. Un altro nome ricorrente è lo Smartstream 2.0 turbo a quattro cilindri, presente su Santa Fe, Sonata e K5 ma diffuso soprattutto sui mercati asiatici. Parente stretto è lo Smartstream 2.5 turbo, che spinge Hyundai Sonata N Line, Kia Sorento e diversi modelli Genesis. Secondo alcune indiscrezioni potrebbe finire anche sotto il cofano delle prossime Hyundai N.
Il V6 in comune e la produzione negli Stati Uniti
I due costruttori condividono anche un V6 3.5 turbo, conosciuto come Smartstream G3.5, mentre Hyundai ne realizza una versione biturbo destinata al marchio Genesis. La logica dietro questa strategia è semplice. Mettere in comune i motori permette di dividere i costi di sviluppo e di produzione, senza dover creare catene di fornitura separate. Molte di queste unità vengono assemblate negli Stati Uniti, tra cui lo Smartstream G2.5 GDi nelle varianti aspirata e turbo, il G1.6 turbo e il G2.0 a ciclo Atkinson.
Chi acquista negli Stati Uniti modelli come Kia Telluride e Sportage, oppure Hyundai Tucson, Santa Cruz e Santa Fe prodotti localmente, ha buone probabilità di ritrovarsi un motore costruito in casa. Nel complesso l’affidabilità è considerata buona e, in caso di problemi, scatta la garanzia standard di 10 anni o circa 160.000 chilometri. Non tutto però è filato liscio in passato.
I problemi dei motori Nu e Theta II e il caso delle elettriche
Le famiglie più discusse sono i Nu da 1.8 e 2.0 litri e i Theta II da 1.8, 2.0 e 2.4 litri, tutti a quattro cilindri in linea. Questi propulsori sono finiti al centro di vari richiami e di una grossa class action negli Stati Uniti, dopo segnalazioni di spegnimenti improvvisi, grippaggi e persino incendi. Nel 2024 i due gruppi hanno accettato un accordo che prevede rimborsi in denaro per i proprietari coinvolti e l’estensione della garanzia sul motore a 15 anni o circa 240.000 chilometri. Il rovescio della medaglia della condivisione è proprio questo: quando una famiglia di motori presenta difetti, le conseguenze ricadono su parecchi veicoli di entrambi i marchi. Tra i modelli interessati figurano Hyundai Sonata Hybrid dal 2011 al 2015, Hyundai Tucson dal 2014 al 2021, Kia Optima Hybrid dal 2011 al 2016 e Kia Sportage dal 2011 al 2013, insieme ad altri.
La parentela si estende anche alle auto elettriche. Kia EV6, Hyundai Ioniq 5 e Ioniq 9 e Genesis GV60 sfruttano tutte la stessa piattaforma a 800 volt, con pacchi batteria e motori elettrici in comune, mentre Hyundai Ioniq 3 e Kia EV4 adottano una versione a 400 volt della medesima architettura. Anche qui non sono mancati gli intoppi. Diverse vetture hanno sofferto guasti all’ICCU, l’unità integrata di controllo della ricarica, un componente senza il quale l’auto diventa di fatto inutilizzabile. Hyundai e Kia hanno affrontato cause legali e avviato richiami, e Hyundai ha dovuto allungare la copertura dei modelli coinvolti a 15 anni o circa 290.000 chilometri.
Fonte: TecnoAndroid


