Difendersi dal tracciamento AI è diventato un pensiero concreto, quasi quotidiano, per un numero crescente di persone. Sembra quasi assurdo, eppure ci siamo arrivati. Quella che fino a pochi anni fa era pura fantascienza, roba da film distopici, adesso bussa alle nostre giornate. E c’è chi ha deciso di rispondere a modo suo, sviluppando sistemi pensati proprio per proteggere l’identità di chi cammina per strada.
C’è un che di cyberpunk in tutto questo, non si può negare. Soprattutto perché il campo di battaglia scelto è uno dei più inaspettati, ovvero l’abbigliamento. In Germania sta crescendo l’attenzione verso capi e accessori progettati apposta per mettere in difficoltà i sistemi di riconoscimento basati sull’intelligenza artificiale. Vestiti che non servono solo a coprirsi o a fare bella figura, ma a diventare una sorta di corazza invisibile contro gli occhi elettronici.
La startup che veste contro le telecamere
Il tema delle telecamere biometriche negli spazi pubblici è ormai una delle questioni più divisive che ci siano. C’è chi le vede come strumento di sicurezza e chi invece le considera un’intromissione bella e buona nella vita privata. In mezzo a questo dibattito, qualcuno ha avuto un’idea tanto semplice quanto radicale, trasformare quello che indossiamo in una barriera fisica contro il tracciamento digitale.
Dietro questi prodotti c’è Urban Privacy, una startup nata a Lipsia. A fondarla sono stati due designer, Nicole Scheller e Daniel Preuß, che hanno deciso di unire estetica e protezione in un progetto che ha tutta l’aria di anticipare i tempi. Non un accessorio tecnologico da nascondere sotto la giacca, ma la giacca stessa che diventa tecnologia. Un modo per riprendersi un po’ di controllo su qualcosa che sembrava perduto, la propria immagine.
L’idea di fondo è chiara. Se le macchine imparano a riconoscerci sempre meglio, allora tocca a noi trovare il modo di confonderle. E farlo con stile, oltretutto, perché la privacy non deve per forza rimare con paranoia o con abiti scomodi e improbabili. Anzi, l’obiettivo dichiarato è proprio quello di rendere la protezione qualcosa di indossabile tutti i giorni, senza rinunciare al gusto e all’eleganza.
Resta il fatto che parlare di moda anti tracciamento qualche anno fa avrebbe fatto sorridere. Oggi molto meno. Il confine tra ciò che immaginavamo al cinema e ciò che accade davvero si è fatto sottile, quasi impercettibile, e progetti come questo lo dimostrano bene. Vestirsi per non essere visti, o meglio, per non essere identificati da un algoritmo, è passato dall’essere una provocazione a diventare una possibilità reale.