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Chi per anni ha affidato a Microsoft Publisher la creazione di brochure, volantini e newsletter si trova oggi davanti a un problema piuttosto concreto. Microsoft ha infatti chiuso il supporto al programma e lo ha rimosso da Microsoft 365, lasciando molti utenti con archivi pieni di documenti difficili da gestire. I vecchi file PUB però non sono destinati a finire nel cestino, perché LibreOffice ha annunciato la possibilità di aprirli e di salvarli in un formato aperto.
La scelta di Redmond rischia di creare non pochi grattacapi a chi lavorava abitualmente con questo tipo di file. Dopo lo stop, Microsoft si è limitata a consigliare due strade, cioè la conversione in PDF oppure in DOCX passando da Word. Sulla carta sembrano soluzioni semplici, ma nella pratica mostrano parecchi limiti che chi si occupa di impaginazione conosce bene.
Perché le alternative suggerite da Microsoft non convincono
Il PDF ha un difetto evidente, visto che non è un formato pensato per essere modificato. Va benissimo per stampare o condividere un documento finito, molto meno per rimetterci mano a distanza di mesi. Word invece non nasce come strumento di impaginazione e con i layout più articolati tende a combinare un mezzo disastro, spostando elementi, immagini e caselle di testo. Nessuna delle due opzioni restituisce quindi il documento così come appariva su Publisher.
È proprio in questo vuoto che si inserisce LibreOffice, la suite da ufficio gratuita e open source, che ha colto al volo l’occasione per annunciare il supporto ai file di Publisher. Non si tratta di un caso isolato. Era già successo con LibreOffice Calc proposto come alternativa a Excel, e adesso il turno è toccato al software di impaginazione di casa Microsoft.
La posizione di The Document Foundation
The Document Foundation, l’organizzazione che sviluppa LibreOffice, ha spiegato il proprio punto di vista senza troppi giri di parole. Secondo la fondazione, convertire i documenti in PDF o DOCX significa semplicemente traslocarli da un formato proprietario a un altro formato proprietario, entrambi sotto il controllo dello stesso produttore. La critica di fondo riguarda il modo in cui Microsoft considera i documenti, trattati come un sottoprodotto delle proprie applicazioni invece che come informazioni appartenenti a chi le ha create.
L’approccio scelto da LibreOffice va in una direzione diversa. Il formato PUB è stato decodificato dando vita a una libreria chiamata libmspub, che consente di aprire e leggere questi file senza spendere nulla. Una volta importati, i documenti possono essere convertiti in OpenDocument Format, il formato aperto adottato dalla suite.
Cosa cambia per chi conserva vecchi archivi
Il vantaggio dell’ODF sta nella sua longevità. Qualsiasi applicazione open source potrà leggerlo per anni, senza il pericolo che un’azienda decida da un giorno all’altro di abbandonarlo o di renderlo inaccessibile. Un aspetto tutt’altro che secondario per chi tiene a conservare il proprio lavoro nel tempo.
Nella pratica, chi ha accumulato anni di file PUB sul disco fisso non deve eliminare niente. Basta aprirli con LibreOffice, controllare che il layout sia rimasto integro e salvarli in un formato aperto che non dipende da licenze né da abbonamenti. Un passaggio semplice che mette al riparo brochure, volantini e newsletter realizzati nel corso degli anni.
Nel mondo del software capita spesso che Microsoft chiuda una porta e che qualcuno nell’ecosistema open source apra una finestra. Questa volta però c’è una differenza importante, perché LibreOffice non si limita a proporre un’alternativa per i nuovi progetti ma si occupa anche di preservare i documenti già esistenti, ovvero proprio il problema che Microsoft ha trascurato con la dismissione di Publisher.
Fonte: TecnoAndroid


