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Microsoft Publisher addio: perché passare a LibreOffice Draw

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Per chi ha costruito anni di lavoro su Microsoft Publisher, il momento di cercare un’alternativa è arrivato davvero, e The Document Foundation ha un suggerimento preciso: affidarsi a LibreOffice Draw. Lo storico programma di impaginazione di Redmond ha chiuso i battenti dopo ben 35 anni di onorata carriera, lasciando parecchi utenti con archivi pieni di file che rischiano di diventare illeggibili. La fondazione che sviluppa la suite libera coglie così l’occasione per rilanciare un tema su cui insiste da tempo.

Non è la prima volta, infatti, che l’organizzazione punta il dito contro le scelte di Microsoft. In più occasioni aveva già ribadito che OOXML non può essere considerato uno standard open source, e ora l’uscita di scena di Publisher diventa l’ennesimo esempio concreto di cosa comporti dipendere da software proprietari. Il discorso, a ben guardare, va oltre il singolo programma e tocca il rapporto tra chi crea un documento e lo strumento usato per realizzarlo.

Cosa succede ai file di Publisher

Le tappe dell’addio sono chiare. Dal 1 ottobre 2026 Publisher non è più disponibile per gli abbonati a Microsoft 365, mentre il 13 ottobre è terminato il supporto per la versione inclusa in Office 2021 e Office LTSC 2021. Per gli abbonati la conseguenza è piuttosto pesante, visto che non potranno più aprire i file PUB. L’unica applicazione davvero compatibile con quel formato è stata quindi abbandonata, e con lei la possibilità di consultare e modificare newsletter, volantini, programmi, manifesti e calendari realizzati nel corso degli anni.

Microsoft, dal canto suo, ha pubblicato una pagina dedicata in cui propone una via d’uscita. Il consiglio è convertire i documenti in PDF per la visualizzazione e la stampa, oppure in DOCX per continuare a lavorarci sopra. Il problema è che nessuna delle due strade funziona fino in fondo. Il PDF non si presta affatto all’editing, mentre il DOCX tende a perdere la formattazione quando si tratta di impaginati complessi, cioè proprio il genere di lavoro per cui Publisher veniva scelto.

C’è poi un aspetto che la fondazione sottolinea con forza. In entrambi i casi l’azienda di Redmond invita a spostare i contenuti da un formato proprietario a un altro formato altrettanto chiuso. Secondo The Document Foundation questo accade perché i documenti vengono trattati come un sottoprodotto dell’applicazione e non come informazioni che appartengono a chi le ha prodotte. La soluzione più sensata, quella che Microsoft si è guardata bene dal suggerire, passa invece dal software open source.

Perché LibreOffice Draw è la scelta indicata

Alla base di tutto c’è un lavoro di reverse engineering sul formato PUB, da cui è nata la libreria libmspub. Questo componente viene sfruttato sia da Scribus sia da LibreOffice Draw per importare i file creati con Publisher. Le due opzioni però non si equivalgono. Scribus è un programma open source, ma salva i lavori nel formato SLA, basato su XML e non standard.

LibreOffice Draw invece apre i documenti Publisher, consente di modificarli e permette di salvarli nel formato standard ODF. In pratica si recuperano i vecchi impaginati e allo stesso tempo li si mette al riparo da future sorprese, perché il formato di destinazione non dipende dalle decisioni di un singolo fornitore.

Ed è proprio questo il cuore dell’avvertimento lanciato dalla fondazione. Quando un formato è proprietario, l’accesso ai documenti resta nelle mani di chi lo controlla, in questo caso Microsoft. Per questo enti pubblici, scuole e associazioni dovrebbero verificare se i propri file sono salvati in un formato chiuso e pianificare il passaggio verso un formato aperto finché è ancora possibile aprirli.

Fonte: TecnoAndroid

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