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Microsoft ha distribuito nella serata di ieri gli aggiornamenti di sicurezza per tutto il suo parco software, Windows 11 compreso, e i numeri sono di quelli che fanno impressione. Con il Patch Tuesday di ottobre il colosso di Redmond ha chiuso oltre 1.400 vulnerabilità in un colpo solo, superando nettamente il record stabilito appena un mese fa a settembre. Dietro questa accelerazione c’è soprattutto l’intelligenza artificiale, che ormai affianca in modo massiccio il lavoro di analisi del codice. Per non lasciare gli amministratori IT davanti a un elenco sterminato, l’azienda ha introdotto anche le cosiddette “coorti di rischio”, cioè gruppi di falle simili tra loro.
Il ruolo di MDASH e la crescita mese dopo mese
Da giugno Microsoft si affida a un’infrastruttura chiamata MDASH, acronimo di Multi Model Agentic Scanning Harness. In pratica si tratta di un sistema che passa al setaccio il codice grazie a più di 100 agenti AI specializzati. Il risultato è stato duplice. Da un lato la caccia ai difetti è diventata molto più rapida, dall’altro è stato possibile scrivere il codice per un numero di patch decisamente più alto rispetto al passato. Un approccio che ha cambiato in modo evidente il ritmo con cui i problemi vengono scovati e sistemati.
L’impennata vera e propria si è vista a luglio, quando le correzioni sono arrivate a quota 663. Agosto ha segnato una piccola frenata con 457 falle sistemate, poi a settembre la curva è tornata a salire fino a 999. Ottobre ha fatto ancora di più con 1.413 vulnerabilità corrette, oltre 400 in più rispetto al mese precedente. Per avere un termine di paragone basta pensare che nell’intero 2020 erano state 1.261. Solo Windows ne conta 1.102, mentre da gennaio a ottobre il totale ha già superato quota 4.000.
Non è chiaro però se Microsoft abbia rafforzato anche il team incaricato di controllare le patch prima che arrivino al pubblico. Ed è un punto tutt’altro che secondario, perché lasciare l’intero processo nelle mani dell’AI comporta un rischio eccessivo. Un aggiornamento difettoso, una volta installato, potrebbe infatti tradursi in danni economici per le aziende. La quantità, insomma, non basta da sola a garantire la qualità del lavoro.
Coorti di rischio e l’unica falla zero day del mese
Davanti a una mole simile di correzioni il problema diventa capire da dove cominciare. Proprio per questo sono ora disponibili le coorti di rischio, pensate per aiutare chi gestisce i sistemi aziendali a individuare le vulnerabilità che meritano più attenzione e a stabilire un ordine di installazione sensato. Microsoft ha raggruppato i difetti in base ai componenti coinvolti, come il filesystem, la grafica, il kernel e altri ancora. Invece di scorrere migliaia di voci una per una, i responsabili IT possono così ragionare per aree omogenee e concentrarsi prima su quelle più delicate.
La priorità assoluta, com’è ovvio, va riservata alle falle zero day già sfruttate attivamente. Questo mese ce n’è soltanto una, catalogata come CVE 2026 96951. Il bug si trova nella Windows Shell e consente di aggirare la protezione Mark of the Web (MOTW) attraverso un file infetto, che può essere scaricato da un sito oppure arrivare come allegato a un’email.
Fonte: TecnoAndroid


