Meta potrebbe trovarsi davanti a un conto salatissimo, tanto da mettere in discussione l’esistenza stessa dell’azienda. Le cause intentate da California, Colorado, Kentucky e New Jersey, se dovessero concludersi male per la società guidata da Mark Zuckerberg, porterebbero a multe capaci di avvicinarsi al valore complessivo della compagnia. Numeri che fanno girare la testa, considerando che la capitalizzazione attuale si aggira intorno ai 1.480 miliardi di dollari e che la somma delle sanzioni potrebbe toccare i 1.400 miliardi.
Al cuore di questi contenziosi c’è un tema ormai noto a tutti. L’accusa sostiene che prodotti come Facebook e Instagram siano stati costruiti apposta per creare dipendenza e assuefazione. Non effetti collaterali di algoritmi nati per altri scopi, insomma, ma proprio l’obiettivo dichiarato delle piattaforme. Almeno stando a chi ha portato la questione davanti ai tribunali.
Come si arriva a una cifra del genere
Il calcolo di questa montagna di denaro non è campato per aria, almeno secondo gli Stati che hanno mosso le accuse. Durante un’udienza tenutasi il mese scorso è emerso il metodo usato per arrivare alla stima. In pratica sono stati contati i giovani coinvolti negli anni dalle pratiche messe in atto dall’azienda, poi quel numero è stato moltiplicato per le varie infrazioni contestate. Il risultato è la cifra monstre di cui si parla. La reazione di Meta è stata immediata. Per l’azienda si tratta di una sanzione fuori misura, senza precedenti nella storia delle azioni a tutela dei consumatori.
A decidere sul merito sarà il giudice Yvonne Gonzalez Rogers, che si pronuncerà sulle accuse dei quattro Stati nel corso del mese di agosto. Ma il quadro è più complicato di così. Lo stesso processo include infatti altre citazioni in giudizio arrivate da ben 29 Stati americani, le cui richieste economiche restano fuori dai 1.400 miliardi già citati. E non finisce qui, perché altri 14 Stati verranno ascoltati in separata sede durante un’udienza fissata per il mese di febbraio 2027.
La linea difensiva e la replica degli psichiatri
Su tutto questo Zuckerberg e i suoi si dichiarano innocenti rispetto a ogni accusa. La difesa ha aggiunto un argomento particolare, sostenendo che la dipendenza dai social media non figura nemmeno tra le patologie psichiatriche riconosciute. Un’affermazione che non è passata inosservata. A rispondere è stata direttamente la APA, ovvero l’American Psychiatric Association, che ha voluto precisare un punto. È vero che al momento quella dipendenza non compare nell’elenco ufficiale, ma questo non significa affatto che la patologia non esista o non possa venire riconosciuta in futuro.
Il verdetto sui quattro Stati che aprono le danze arriverà quindi ad agosto, mentre il resto della vicenda giudiziaria si trascinerà ben oltre, con appuntamenti che toccano anche l’inizio del 2027. Per capire come andrà a finire questa partita da 1.400 miliardi bisognerà avere pazienza e seguire da vicino le prossime udienze.