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Dieci milioni di download negli Stati Uniti in appena 40 giorni. È il traguardo raggiunto da Meta Muse, l’assistente basato sull’intelligenza artificiale lanciato da Meta, che secondo i dati di Sensor Tower entra così in un club molto ristretto. Solo altre 11 applicazioni ci erano riuscite da quando la società di analisi ha iniziato a monitorare il mercato, nell’ottobre 2015. Non solo: Muse riesce anche a trattenere gli utenti meglio dei rivali diretti, e il dato non è affatto scontato.
Meta Muse: una crescita che lascia indietro ChatGPT, Claude e Grok
Qualche settimana fa l’app aveva superato quota 5 milioni di download negli Stati Uniti, spinta da una popolarità evidente e da una campagna pubblicitaria imponente. In quel momento era rimasta per 12 giorni consecutivi in vetta all’App Store americano. Oggi è scivolata al secondo posto, ma i numeri continuano a correre e il raddoppio è arrivato in tempi rapidissimi.
Il confronto con la concorrenza è piuttosto impietoso. Nei loro primi 40 giorni sul mercato statunitense ChatGPT si era fermato a 3,7 milioni di installazioni, Grok a 500.000 e Claude ad appena 200.000. Va detto che l’app di OpenAI aveva comunque raggiunto circa 15 milioni di download a livello globale nello stesso periodo, grazie a una diffusione internazionale molto ampia. Gli Stati Uniti pesavano per il 25% del totale, seguiti da Giappone con il 9%, Brasile con il 6% e Germania con il 5%.
C’è poi un altro segnale che vale la pena osservare. Negli ultimi 30 giorni i download americani di ChatGPT sono calati del 25% rispetto ai 30 giorni precedenti. Attualmente il chatbot occupa la quarta posizione tra le app gratuite più scaricate negli Stati Uniti, mentre Claude si trova al settimo posto e Grok addirittura al 34esimo.
Quanto alle altre applicazioni capaci di toccare i 10 milioni entro 40 giorni dal lancio, l’elenco completo non è stato reso noto. Si sa però che nove su undici erano giochi per smartphone. L’ultima a riuscirci prima di Muse era stata un’altra creatura di casa Meta, cioè Threads, nel luglio 2023.
Privacy sotto accusa ma gli utenti restano
Il successo arriva in un momento delicato. Alcuni ricercatori di sicurezza hanno scoperto che le conversazioni condivise su Muse potevano esporre informazioni personali e aziendali sensibili. Meta ha quindi sospeso la funzione di condivisione mentre indaga sul problema, ma le polemiche sulla privacy non sembrano aver frenato l’interesse del pubblico.
Anzi, sul fronte della fidelizzazione l’assistente di Meta fa meglio di tutti. Gli utenti americani tornano a usarlo con una certa costanza: il tasso di ritenzione medio è del 30% dopo 7 giorni e del 23% dopo 14 giorni. ChatGPT, Claude e Grok si fermano invece in media al 19% e al 16% negli stessi intervalli. Non sorprende più di tanto, visto che trattenere le persone sulle proprie piattaforme è da sempre uno dei punti di forza del gruppo guidato da Zuckerberg.
Una spinta pubblicitaria sempre più pesante
Dietro i numeri c’è anche un investimento economico notevole. Meta continua a spendere parecchio per promuovere il suo assistente AI, e lo fa in misura crescente. Nel mese in corso Muse rappresenta il 39% della spesa pubblicitaria complessiva dell’azienda negli Stati Uniti, contro il 23% registrato a settembre.
L’effetto si vede anche nelle classifiche sulla visibilità. Tra i marchi americani ordinati per impression pubblicitarie, Muse è passato dalla 73esima alla 21esima posizione.
Fonte: TecnoAndroid


