La Lombardia ha deciso di non restare ferma ad aspettare che il Parlamento si muova e ha approvato una legge regionale sui data center, con l’obiettivo dichiarato di mettere ordine in un settore che negli ultimi anni è cresciuto a ritmi impressionanti sul territorio lombardo. Il provvedimento punta a disincentivare la costruzione di nuovi data center nelle aree verdi e agricole, introducendo un aumento degli oneri di urbanizzazione che può arrivare fino al 200%. Una mossa forte, che di fatto rende molto più costoso e complesso andare a edificare strutture di questo tipo dove oggi ci sono campi o spazi naturali.
Energia rinnovabile e stop all’acqua degli acquedotti
Non si tratta solo di una questione urbanistica. La nuova normativa della Lombardia tocca anche due punti molto sensibili dal punto di vista ambientale. Il primo riguarda l’energia: i nuovi data center dovranno alimentarsi esclusivamente con energia da fonti rinnovabili. È un vincolo significativo, considerando l’enorme quantità di elettricità che queste infrastrutture consumano per tenere in funzione server e sistemi di elaborazione ventiquattr’ore su ventiquattro. Il secondo aspetto, forse ancora più rilevante per il territorio, è il divieto di utilizzare acqua proveniente dagli acquedotti per i sistemi di raffreddamento. Chi conosce il funzionamento di un data center sa bene quanto il raffreddamento sia una delle voci più critiche, sia in termini energetici sia per il consumo idrico. In una regione come la Lombardia, dove la pressione sulle risorse idriche è già alta, questo paletto non è affatto banale.
Una Regione che si muove in autonomia
Il punto politicamente più interessante è che tutto questo avviene in assenza di una legge nazionale sul tema. La Lombardia, come recita bene il concetto, balla da sola. E lo fa con una certa determinazione. Il fenomeno della proliferazione dei data center è esploso negli ultimi anni, trainato dalla crescita del cloud computing e dalla domanda sempre maggiore di capacità di calcolo legata all’intelligenza artificiale. Milano e il suo hinterland sono diventati un polo attrattivo enorme per gli operatori del settore, ma la crescita senza regole ha iniziato a generare preoccupazioni: consumo di suolo, impatto sulle reti energetiche, utilizzo massiccio di acqua. La legge regionale prova a dare una risposta concreta a queste preoccupazioni, almeno sul perimetro lombardo. Non è detto che altri enti locali non seguano l’esempio, soprattutto se da Roma continuerà a non arrivare nulla di concreto. Quello che è certo è che chi vorrà costruire nuovi data center in Lombardia dovrà fare i conti con vincoli molto più stringenti rispetto al passato, sia sul fronte economico sia su quello ambientale. L’aumento degli oneri fino al 200% per le aree verdi e agricole, l’obbligo di fonti rinnovabili e il divieto sull’acqua degli acquedotti cambiano radicalmente le condizioni del gioco per gli operatori che guardano alla regione più industrializzata d’Italia.