Vai al contenuto
Offerte

LHS 1140b, l’elio rilevato da Harvard suggerisce un’atmosfera

In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni

Tra gli oltre 6.000 esopianeti scoperti finora, LHS 1140b potrebbe essere uno dei più promettenti nella ricerca di vita extraterrestre. Un gruppo di scienziati di Harvard ha individuato tracce di elio attorno a questo esopianeta, un indizio che lascia pensare alla presenza di un’atmosfera. Non c’è ancora alcuna certezza, ma il pianeta potrebbe riunire tutte le caratteristiche che gli astronomi cercano da tempo.

Ogni nuova scoperta può mostrare qualche dettaglio che negli altri casi non era emerso. In cima alla lista dei desideri degli scienziati ci sono mondi con più qualità compatibili con la vita possibili. Contano la posizione nella zona abitabile della propria stella, un’atmosfera stabile e ovviamente una superficie solida su cui gli organismi possano svilupparsi. Ed è proprio per questo che il caso di LHS 1140b ha attirato tanta attenzione.

Niente idrogeno ma un velo di elio

Le osservazioni precedenti del telescopio spaziale James Webb avevano mostrato che il pianeta non possiede un’atmosfera ricca di idrogeno. Questo gas è di solito un ingrediente importante della cosiddetta atmosfera primaria, uno strato che si forma insieme ai pianeti giovani e che in genere svanisce piuttosto in fretta. Nella maggior parte dei casi il corpo celeste rimane così molto più esposto alle condizioni ostili dello spazio. Alcuni pianeti però sviluppano un’atmosfera secondaria che riesce a mantenersi stabile nel tempo, come è successo alla Terra.

Le misurazioni più recenti hanno rilevato la presenza di elio intorno a LHS 1140b. Il dato suggerisce che il pianeta abbia perso soltanto l’idrogeno del suo involucro originario, conservando invece l’elio come una specie di scudo protettivo. In quel caso un’atmosfera ci sarebbe davvero. Visto che il mondo orbita nella zona abitabile di una nana rossa con circa un quinto della massa del Sole, due requisiti fondamentali per la vita sembrerebbero già soddisfatti.

Superterra o subnettuno e la questione della temperatura

Come avviene di solito, le dimensioni dell’esopianeta sono state stimate misurando le variazioni della luce della stella quando il pianeta passa tra questa e i telescopi. Nel 2017 si era calcolato un raggio pari a 1,4 volte quello terrestre e in seguito una massa equivalente più o meno a 5 Terre. Valori che collocano LHS 1140b a metà strada tra una superterra e un subnettuno.

La differenza non è da poco. I subnettuni sono abbastanza comuni ma interessano poco a chi cerca la vita perché la loro superficie solida resta avvolta da uno spesso strato di gas che la rende inaccessibile. Le superterre invece hanno una crosta rocciosa simile a quella del nostro pianeta e potrebbero ospitare organismi con più facilità.

Anche il clima gioca un ruolo decisivo. Dentro la zona abitabile le temperature possono oscillare tra 0 e 100 gradi con una pressione simile a quella terrestre, valori che permettono l’esistenza di acqua liquida. Su LHS 1140b la situazione di partenza sembra più dura dato che, se il pianeta assorbisse e riemettesse tutta la radiazione della sua stella, la temperatura di equilibrio si aggirerebbe sui 30 gradi sotto zero. L’atmosfera però potrebbe generare un effetto serra capace di rendere l’ambiente molto meno ostile.

Un solo precedente e parecchi dubbi

Finora un’atmosfera era stata rilevata solo su un altro esopianeta con caratteristiche vagamente paragonabili a quelle terrestri, cioè Gliese 1214b. Peccato che si tratti chiaramente di un subnettuno, privo quindi di una superficie solida su cui la vita possa proliferare. LHS 1140b sarebbe un candidato decisamente migliore e diventerebbe il primo pianeta roccioso con un’atmosfera individuata all’interno della propria zona abitabile.

Ci sono comunque dei limiti. Gli stessi autori dello studio hanno condotto una seconda ispezione attorno al pianeta senza trovare elio. Potrebbe essersi trattato di un semplice errore ma per ora non è possibile garantire la presenza di un’atmosfera stabile. Serviranno altri studi e soprattutto la ricerca di nuovi candidati.

Con uno o due mondi dotati solo di alcune delle caratteristiche ideali è difficile trarre conclusioni. Lo sottolinea Jon Willis, professore di astronomia all’Università di Victoria, secondo cui due pianeti con questi requisiti non bastano. Bisognerà trovarne migliaia con atmosfera stabile, acqua liquida e tratti simili alla Terra prima di poter dire qualcosa di più solido sulla vita extraterrestre. Per il momento si sa soltanto che LHS 1140b è un candidato interessante.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
24 Condivisioni