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Latte crudo: i pediatri USA chiedono un divieto nazionale

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I pediatri degli Stati Uniti hanno rinnovato la richiesta di vietare il latte crudo in tutto il paese, e lo fanno in un momento in cui la retorica antiscientifica sembra avere sempre più spazio. Mentre molti medici guardano avanti, tra farmaci potenti contro l’obesità e cure innovative per il cancro, chi si occupa della salute dei più piccoli è costretto a voltarsi indietro per difendere conquiste ottenute con fatica decenni fa.

Con Robert F. Kennedy Jr., noto sostenitore delle posizioni contro i vaccini, alla guida del dipartimento della Salute, l’American Academy of Pediatrics (AAP) ha dedicato nell’ultimo anno tempo e risorse considerevoli alla difesa delle vaccinazioni. Si tratta di iniezioni sicure e di routine che nel corso dei decenni hanno salvato milioni di bambini e risparmiato sofferenze e disabilità difficili persino da quantificare. Proprio in questi giorni è emerso che Ken Paxton, procuratore generale del Texas, ha avviato indagini aggressive contro alcuni pediatri per il solo fatto di aver vaccinato i propri pazienti. Paxton sostiene senza alcun fondamento che i vaccini facciano parte di uno “schema multilivello e multisettoriale”. Secondo i critici però la sua campagna sembra mirata soprattutto a ingraziarsi Kennedy, il presidente Trump e i loro sostenitori, visto che Paxton è candidato al Senato degli Stati Uniti.

Latte crudo: pastorizzazione, una conquista messa in discussione

Questa settimana l’AAP ha dovuto ribadire anche un’altra posizione storica, quella contro i latticini non pastorizzati. Dall’inizio del Novecento i produttori americani scaldano brevemente il latte per eliminare i numerosi agenti patogeni pericolosi che vivono normalmente dentro e attorno ai bovini e che possono finire nel latte con estrema facilità. Un intervento semplice come la pastorizzazione ha contribuito a un calo netto e “notevole” delle morti e delle malattie nei neonati.

Proprio come accaduto per i vaccini, però, un’ondata di disinformazione ha intaccato la fiducia verso questo successo della sanità pubblica e la comprensione stessa del suo valore. E anche in questo caso Kennedy figura tra chi spinge per fare marcia indietro. Negli ultimi anni le leggi statali sul latte non pastorizzato sono diventate più permissive, nonostante un divieto federale sul commercio tra Stati. Oggi almeno 27 Stati ne consentono la vendita. Di pari passo, sottolinea l’AAP, negli ultimi vent’anni sono aumentati i focolai legati a questo prodotto e quasi la metà dei casi riguarda i bambini, particolarmente vulnerabili ai patogeni di origine alimentare.

La storia di una bambina in California

Pochi giorni fa è stata raccontata la vicenda straziante di una bimba californiana di 17 mesi che ha rischiato di morire dopo aver contratto il batterio E. coli O157:H7 bevendo latte di capra crudo. La piccola ha sviluppato una complicanza potenzialmente letale chiamata sindrome emolitico uremica, che distrugge i globuli rossi e danneggia i vasi sanguigni dei reni, con il rischio di insufficienza renale e morte. Ricoverata in terapia intensiva, è sopravvissuta ma porterà con sé conseguenze durature. Lo sviluppo del linguaggio e quello motorio si sono bloccati e dovrà affrontare problemi renali a lungo termine, con controlli da un nefrologo ogni sei mesi.

Prima dell’infezione la madre non conosceva i pericoli dei latticini non pastorizzati e si fidava dei contenuti trovati sui social, dove si sosteneva falsamente che il latte crudo offrisse benefici per la salute superiori a quello pastorizzato. Sono miti che resistono nonostante gli esperti li smentiscano da anni come infondati o semplicemente falsi. Oggi la donna si pente profondamente di averlo dato alla figlia e ha provato a sensibilizzare altri genitori sui rischi, finendo però esclusa da alcuni gruppi online proprio per aver preso la parola.

Nel documento aggiornato questa settimana i pediatri ripercorrono tutte le ragioni per cui da decenni gli esperti raccomandano di consumare esclusivamente latticini pastorizzati. “L’AAP sostiene inoltre un divieto di vendita o distribuzione di latte e prodotti lattiero caseari non pastorizzati in tutti gli Stati Uniti”, si legge nel testo. La raccomandazione, spiega l’associazione, si basa sulla grande quantità di dati relativi al peso delle malattie associate al consumo di questi prodotti, soprattutto tra donne in gravidanza, feti, neonati, lattanti e bambini piccoli, oltre che sulle solide evidenze scientifiche secondo cui la pastorizzazione non altera il valore nutrizionale del latte.

Fonte: TecnoAndroid

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