Just Eat ha deciso di puntare con decisione sull’intelligenza artificiale, e questa scelta sta già facendo discutere chi studia il mercato del lavoro nelle piattaforme di consegna a domicilio. L’automazione spinta dall’IA rischia di colpire soprattutto i ruoli intermedi, quelli che fino a oggi tenevano insieme la macchina organizzativa del food delivery. Non è una preoccupazione astratta: sindacati e ricercatori hanno cominciato a guardare con attenzione a cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi.
Il tema dell’intelligenza artificiale, del resto, è ormai dappertutto. Se ne parla nei consigli di amministrazione, nelle università, persino tra le mura del Vaticano. La recente enciclica di Papa Leone XIV ha riportato al centro del discorso pubblico le ricadute economiche e sociali di questa tecnologia, e il caso di una grande piattaforma che sostituisce parte del personale con sistemi automatici sembra confermare i timori di molti.
Chi rischia davvero il posto
Quando si pensa alle conseguenze dell’automazione, l’immaginazione corre subito ai fattorini. Eppure non sono loro i primi a finire nel mirino. A essere esposti, semmai, sono i lavori intermedi: coordinatori, addetti al supporto, figure che si occupano della gestione operativa e che, almeno sulla carta, possono essere rimpiazzate da algoritmi capaci di smistare ordini, ottimizzare percorsi e rispondere alle richieste più comuni.
È un punto che vale la pena sottolineare. La narrazione classica vede la tecnologia minacciare i mestieri più manuali, ma qui accade qualcosa di diverso. Le mansioni ripetitive ma non fisiche, quelle che richiedono organizzazione più che presenza sul campo, sono spesso le prime a essere assorbite dai sistemi automatici. E proprio questa categoria di lavoratori, secondo chi osserva il fenomeno, rappresenta l’anello più fragile della catena.
Le preoccupazioni di sindacati e studiosi
Le organizzazioni sindacali hanno alzato la voce, e non senza motivo. La sostituzione di personale con sistemi basati sull’intelligenza artificiale apre interrogativi pesanti sulla tenuta occupazionale di un settore già caratterizzato da contratti precari e tutele spesso ridotte all’osso. Chi lavora nel comparto delle consegne sa bene quanto sia delicato l’equilibrio tra efficienza richiesta dalle aziende e diritti dei dipendenti.
Gli studiosi, dal canto loro, invitano a non sottovalutare la portata del cambiamento. L’automazione non si limita a tagliare qualche posto qua e là: ridisegna l’intera struttura di un’azienda, decidendo quali competenze restano utili e quali diventano superflue. E in un settore come il food delivery, dove i margini sono stretti e la competizione feroce, la tentazione di affidarsi alle macchine per ridurre i costi è forte.
Quello che colpisce, nelle analisi di chi segue da vicino queste dinamiche, è la rapidità con cui tutto sta avvenendo. Fino a poco tempo fa l’idea di affidare a un algoritmo la gestione operativa di una piattaforma sembrava lontana. Oggi è realtà, e le piattaforme di consegna a domicilio si trovano a fare da apripista per un modello che potrebbe estendersi ad altri comparti.