Jeff Bezos ha una visione controcorrente sul futuro del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale. Il fondatore ed ex CEO di Amazon non teme affatto la tanto discussa disoccupazione di massa. Anzi, sostiene l’esatto opposto, e cioè che l’AI creerà una carenza di manodopera. Un ribaltamento di prospettiva che ha spiegato durante il salone VivaTech 2026 di Parigi il mese scorso, prendendo la parola per raccontare come immagina i prossimi anni.
Perché serviranno più persone, non meno
Il ragionamento di Bezos parte da un punto preciso. Quello che frena davvero l’innovazione non è la fantasia, ma i limiti concreti delle capacità umane. “Penso in realtà che l’AI porterà a una carenza di manodopera, perché consentirà alle persone di identificare un numero maggiore di problemi”, ha detto. E poi ha aggiunto un concetto che vale la pena riportare per intero. C’è un’infinità di cose da inventare, e a bloccarci oggi non è l’immaginazione, ma ciò che siamo realmente in grado di fare.
Tante idee, insomma, restano sulla carta proprio per questi ostacoli pratici. Grazie all’intelligenza artificiale e alle nuove tecnologie, secondo il miliardario, questo scenario cambierà del tutto. Non saremo più frenati dalle nostre capacità, ma soltanto dalla nostra immaginazione. Un salto che apre spazi enormi e, di conseguenza, richiede più mani al lavoro, non meno.
Il mondo che ha in mente Prometheus
Quel mondo in cui basta un’idea per creare rapidamente un prodotto, in realtà, esiste già. Almeno nel software. Con l’AI oggi è possibile costruire una vera applicazione mobile usando pochi prompt, senza scrivere una sola riga di codice. E Bezos vuole portare la stessa rivoluzione anche nella progettazione e nella produzione di beni fisici.
È qui che entra in gioco Prometheus, la sua nuova start-up. A Parigi ha spiegato che l’obiettivo è creare strumenti capaci di far inventare e produrre più in fretta agli ingegneri. Un progetto ambizioso, che ha raccolto di recente qualcosa come 12 miliardi di dollari, circa 11 miliardi di euro, e che ha occupato buona parte del suo intervento.
I dettagli, per ora, restano pochi. Si sa però che Prometheus non punta sui grandi modelli linguistici. Il motivo è semplice. Gli obiettivi che l’azienda si è data richiedono un tipo di addestramento completamente diverso, che non si basa soltanto sui testi. Progettare oggetti fisici è una faccenda complicata, e non basta certo leggere qualche documento sull’argomento per riuscirci, come ha chiarito lo stesso Bezos.