Brutte notizie per chi sta pensando di aggiornare il proprio computer. Intel starebbe preparando un nuovo aumento di prezzi per le CPU, e se la notizia dovesse essere confermata, si tratterebbe del terzo rincaro dall’inizio del 2026. Una situazione che inizia a pesare parecchio, soprattutto considerando che i primi due aumenti sono già stati piuttosto significativi.
A lanciare l’allarme è un’azienda cinese specializzata in ricerche e analisi di mercato, Minutes Logic Society. Non si tratta quindi di una comunicazione ufficiale da parte di Intel, ma di una fonte considerata abbastanza affidabile quando si parla di flussi commerciali legati alla produzione hardware dalla Cina. Giusto per fare il punto della situazione: a febbraio Intel aveva già applicato un aggiustamento dei prezzi compreso tra il 10% e il 15%, a seconda dei prodotti coinvolti. A marzo è arrivato un secondo ritocco, più uniforme, con un incremento di circa il 15% su tutta la linea. E adesso si parla di un ulteriore aumento previsto per maggio 2026.
Quanto potrebbe costare questo terzo aumento
Ancora non si conosce con precisione l’entità del rincaro, ma guardando a quello che è successo nei mesi precedenti, ci si può ragionevolmente aspettare un aggiustamento nell’ordine del 10%. Il punto è che, sommando tutti e tre gli aumenti, l’incremento cumulativo sui prezzi delle CPU Intel supererebbe il 30% nel giro di appena quattro mesi. Non proprio una bazzecola. Questo terzo aumento, tra l’altro, dovrebbe riguardare tutti i modelli di processori Intel attualmente sul mercato, sia quelli destinati ai consumatori sia quelli pensati per l’ambito industriale.
Perché sta succedendo tutto questo
Le cause dietro questi rincari sono in realtà un mix di fattori che stanno mettendo sotto pressione l’intero settore tecnologico. Da una parte c’è l’enorme domanda di componenti per i data center legati all’intelligenza artificiale. In una prima fase, questa corsa aveva colpito soprattutto le schede video, e le GPU restano ancora le più impattate. Però l’evoluzione delle infrastrutture per l’IA sta facendo crescere in modo importante anche la richiesta di CPU. Per dare un’idea concreta: oggi il rapporto tra processori e GPU nella costruzione dei data center è di 1:8, ma potrebbe spostarsi fino a 1:4. Un cambiamento che rappresenterebbe un balzo notevole nella domanda di processori.
Dall’altra parte c’è il caos provocato dall’imposizione dei dazi dell’amministrazione Trump, che sta influendo negativamente su tutto il mercato hardware e ha contribuito anche alla famosa crisi delle memorie. È una tempesta perfetta, insomma, dove domanda altissima e incertezze commerciali si alimentano a vicenda.