HyperOS 4 si prepara a stravolgere il look che milioni di utenti Xiaomi conoscono da tempo, e le prime immagini trapelate raccontano di un cambiamento tutt’altro che timido. Stando alle indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, il prossimo aggiornamento importante del software targato Xiaomi potrebbe diventare uno dei più corposi ritocchi estetici visti sulla piattaforma negli ultimi anni. Non un semplice maquillage, insomma, ma qualcosa che tocca l’interfaccia nel profondo.
Un’interfaccia più trasparente e con icone in rilievo
Le anticipazioni parlano chiaro. La nuova versione di HyperOS punterebbe forte su un’estetica traslucida, quel tipo di trasparenza che lascia intravedere ciò che sta sotto e che dà una sensazione di profondità agli elementi sullo schermo. Un approccio che negli ultimi tempi sembra piacere parecchio a diversi produttori, e Xiaomi pare voler cavalcare la stessa onda.
A completare il quadro ci sarebbero le icone 3D, pensate per dare un aspetto più materico e tridimensionale rispetto alle attuali. Cambiano anche gli sfondi, rinnovati per accompagnare al meglio la nuova direzione grafica. Piccoli dettagli, certo, ma messi tutti insieme raccontano di una volontà precisa. Rendere l’esperienza visiva più moderna e coerente, senza per forza reinventare la ruota.
Due modalità in fase di test
Uno degli aspetti più curiosi che emerge dalle immagini trapelate riguarda la presenza di due modalità distinte attualmente in fase di sperimentazione. Un segnale interessante, perché lascia intuire che Xiaomi stia ancora valutando come proporre questo nuovo design agli utenti finali. Magari lasciando la possibilità di scegliere tra un’estetica più marcata e una più sobria, oppure calibrando l’esperienza a seconda del dispositivo.
Va detto che si tratta pur sempre di materiale non ufficiale, frutto di leak e quindi da prendere con le dovute cautele. Le cose potrebbero cambiare da qui al rilascio definitivo, e non è escluso che alcune delle soluzioni mostrate restino confinate ai laboratori di sviluppo. Chi conosce il mondo degli aggiornamenti software sa bene quanto la distanza tra un test interno e la versione finale possa essere ampia.