Una tomba preistorica nel cuore del Sudafrica continua a regalare interrogativi che potrebbero riscrivere qualche pagina della nostra storia più antica. Al centro dell’attenzione c’è Homo naledi, cugino estinto della nostra specie, e uno studio che si è concentrato su un dettaglio tanto piccolo quanto rivelatore, ovvero i denti.
Cosa raccontano i denti di Homo naledi
Qualche volta la scoperta che fa più rumore è proprio ciò che non si trova. I ricercatori hanno analizzato i denti di questo antenato vissuto in Sudafrica tra 335.000 e 241.000 anni fa, andando a caccia di una proteina precisa. Si tratta dell’Amelogenina-Y, una molecola che viene scritta esclusivamente dal cromosoma maschile. In parole semplici, se c’è, davanti abbiamo un individuo di sesso maschile. Se manca, il quadro si complica parecchio.
E qui arriva il punto interessante. L’assenza di questo marcatore ha spinto gli studiosi a formulare un’ipotesi che ha del clamoroso, ovvero che in quella sepoltura potessero trovarsi resti di un solo sesso. Un’idea che, se confermata, cambierebbe il modo in cui immaginiamo i comportamenti sociali e rituali di Homo naledi.
Perché restano ancora tanti dubbi
Prudenza, però, è la parola d’ordine. L’assenza dell’Amelogenina-Y non basta da sola a chiudere la questione, perché una proteina può semplicemente non essersi conservata nel tempo. Parliamo di reperti antichissimi, sottoposti a condizioni ambientali che nel corso dei millenni possono cancellare tracce fondamentali. Un marcatore che non compare non significa automaticamente che non ci fosse mai stato.
È proprio questo il nodo che tiene banco tra chi studia la sepoltura. Da un lato l’ipotesi affascinante di un rituale legato a un solo genere, dall’altro il rischio concreto che l’assenza genetica sia soltanto un effetto della degradazione dei materiali. Due strade molto diverse, che portano a conclusioni altrettanto lontane sulla vita e sulle abitudini di questa specie.
Homo naledi resta comunque una delle figure più intriganti nel panorama della preistoria. La sua capacità di riservare sorprese non accenna a diminuire, e ogni nuova analisi sui reperti aggiunge un tassello a un mosaico ancora largamente incompleto. Il fatto che una semplice proteina possa aprire scenari tanto ampi dice molto sulla complessità di questo lavoro. Per ora l’ipotesi della sepoltura di un solo sesso rimane appesa a un filo sottile, sospesa tra ciò che i denti raccontano e ciò che invece hanno perso lungo la strada. Gli studiosi continuano a lavorare sui campioni, consapevoli che ogni conferma richiede tempo e verifiche incrociate prima di poter essere considerata solida.