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Homo erectus, fossili di 2 milioni di anni riscrivono le origini

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I fossili di Homo erectus più antichi mai identificati risalgono a circa 2 milioni di anni fa, e questa datazione basta da sola a rimettere in discussione parecchie certezze sulle origini dei nostri antenati. Non si tratta di un dettaglio per addetti ai lavori. Quando un reperto sposta indietro le lancette così tanto, l’intero racconto sulla comparsa della nostra specie e dei suoi parenti più stretti va riletto con occhi nuovi, e insieme alle risposte arrivano anche domande che fino a ieri nessuno si poneva.

C’è poi un altro elemento che rende la vicenda particolarmente interessante. Il luogo in cui sono stati trovati questi resti rappresenta la raccolta più concentrata di resti umani primitivi mai scoperta finora. Eppure, per quanto possa sembrare strano, molti degli esemplari custoditi lì non erano mai stati descritti in modo approfondito.

Perché la datazione dei fossili di Homo erectus cambia la prospettiva

Nel mondo della paleoantropologia l’età di un reperto non è mai un numero qualunque. Stabilire che Homo erectus esisteva già 2 milioni di anni fa significa fissare un nuovo punto di partenza, una sorta di paletto cronologico da cui ripartire per ricostruire la storia della nostra linea evolutiva. Ogni ipotesi costruita su date più recenti deve fare i conti con questo dato, e non sempre il confronto è indolore.

È proprio qui che nasce la sensazione di trovarsi davanti a una riscrittura. Le origini degli antenati dell’uomo non sono un capitolo chiuso, ma un mosaico che si arricchisce ogni volta che spunta un tassello inatteso. E questo tassello, per età e importanza, pesa parecchio. Gli studiosi si ritrovano così a dover rimettere in fila tempi e passaggi che sembravano ormai assodati, con la consapevolezza che l’immagine complessiva potrebbe uscirne piuttosto diversa da quella conosciuta.

Le nuove domande sollevate dalla scoperta riguardano proprio questo. Se i fossili più antichi mai attribuiti alla specie arrivano da un’epoca così remota, il quadro di chi siano stati i nostri progenitori e di quando abbiano fatto la loro comparsa si complica, invece di semplificarsi. Ed è normale che sia così, perché la ricerca sul passato umano procede spesso per aggiustamenti successivi più che per verità definitive.

Un sito ricchissimo e in gran parte ancora da studiare

L’aspetto forse più sorprendente riguarda il luogo stesso del ritrovamento. Parlare della concentrazione più alta di resti umani primitivi mai individuata vuol dire trovarsi davanti a un vero e proprio archivio naturale, un deposito in cui la storia degli ominidi si è stratificata in quantità fuori dal comune. Per chi studia l’evoluzione umana, un posto del genere è una miniera di informazioni potenzialmente enorme.

Il paradosso è che una parte consistente di questo patrimonio non era mai stata analizzata nel dettaglio. In ambito scientifico descrivere un reperto significa studiarlo, catalogarlo e renderne note le caratteristiche alla comunità di ricercatori. Finché questo lavoro non viene fatto, un fossile resta in qualche modo muto, presente ma incapace di raccontare la propria storia. Ed è esattamente ciò che è accaduto a molti degli esemplari conservati in questo sito.

Proprio l’attenzione rivolta a quei materiali rimasti nell’ombra ha permesso di arrivare alla datazione che oggi colloca i fossili di Homo erectus a circa 2 milioni di anni fa, rendendoli i più antichi mai documentati per questa specie. Il sito, considerato la raccolta più concentrata di resti umani primitivi conosciuta, custodisce però ancora numerosi esemplari che non sono mai stati descritti.

Fonte: TecnoAndroid

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