Stare in casa a guardare la televisione o magari a giocare ai videogiochi per tante ore può essere un passatempo per molti ma può rivelarsi un problema per tanti altri. Queste pratiche, così come tante altre, possono portare gli adolescenti ad affrontare il fenomeno, un forte aumento in Italia, quello degli Hikikomori. Persone che vengono attribuite a questo termine, sono solite evitare tutti i contatti con il mondo reale, isolandosi in casa e peggio ancora all’interno della propria stanza.
Stando a quanto raccontato dai dati raccolti, la percentuale di giovani che non escono più con gli amici fuori da scuola è quasi raddoppiata. Si è passati infatti dal 5,6% a quasi il 10%. Il tutto dal 2019 al 2022.
Hikikomori: cosa significa e quanto è pericoloso questo fenomeno
Hikikomori, per chi non lo sapesse, è un termine giapponese. Questo indica proprio gli individui che tendono ad isolarsi del tutto, magari per mesi o addirittura anni. Le uniche interazioni che hanno con il mondo esterno avvengono solo mediante il loro smartphone o con altri dispositivi.
Prendendo in considerazione un campione di 7500 studenti compresi tra l’età di 14 e 19 anni, i ricercatori hanno individuato tre categorie:
- Le farfalle sociali: si tratta di ragazzi che conducono una vita molto attiva dal punto di vista delle relazioni;
- Gli amico-centrici: ragazzi che hanno legami stabili ma con pochi amici di cui si fidano;
- I lupi solitari: è questo il gruppo più a rischio in quanto si popola solo di persone che non frequentano più amici nel mondo reale.
I numeri parlano chiaro: il gruppo dei lupi solitari è passato dal 15% nel 2019 al 39,4% nel 2022, segnale di un cambiamento profondo nelle dinamiche sociali dei giovani italiani.
Quali sono le causa dell’aumento del fenomeno degli Hikikomori
Lo studio del Cnr-Irpps ha individuato diverse cause alla base del fenomeno:
- L’iperconnessione digitale, che porta i ragazzi a vivere le relazioni solo nel mondo virtuale;
- Rapporti familiari difficili, soprattutto con la madre;
- Bullismo e cyberbullismo, che possono spingere all’isolamento;
- Scarsa fiducia in genitori e insegnanti, che porta a una maggiore chiusura;
- Pressioni sociali e insoddisfazione per il proprio corpo, spesso amplificate dai social media.
Un dato preoccupante è che, con il passare del tempo, anche l’uso dei social media diminuisce: chi si isola tende a chiudersi sempre di più, fino a tagliare quasi tutti i ponti con il mondo esterno.
Per affrontare la situazione, oltre a programmi educativi che possano giungere in aiuto di insegnanti e genitori, il gruppo di ricerca MUSA ha avviato uno studio. Questo avrà il compito di monitorare il fenomeno per cinque anni. L’obiettivo è quello di individuare strategie di prevenzione efficaci aiutando i giovani a ricostruire una socialità sana e bilanciata.