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Su Googlebook OS, il sistema operativo pensato per i nuovi dispositivi della piattaforma, Google sembra aver già cominciato a sistemare in silenzio i primi problemi di Chrome. Alcuni bug notati nei primissimi giorni di utilizzo sono infatti scomparsi e certe funzioni che mancavano all’appello sono tornate disponibili. Tutto questo è avvenuto senza scaricare aggiornamenti di sistema o nuove versioni del browser.
Si tratta di un comportamento curioso, soprattutto in una fase così acerba, quando il software non ha ancora raggiunto la maturità necessaria. I miglioramenti sembrano arrivati in sordina, attraverso aggiornamenti in background che non hanno richiesto alcun intervento da parte di chi usa il dispositivo.
Le anomalie di Chrome sparite da sole sul Googlebook
A documentare la vicenda è stato Robby Payne. Durante la configurazione iniziale del proprio Googlebook ha notato qualche stranezza nell’interfaccia del browser. Mancavano funzioni normalmente presenti, come le schede verticali e gli strumenti di ispezione dedicati agli sviluppatori. Qualche ora più tardi è bastato aprire una nuova finestra per ritrovarle entrambe al loro posto.
Più fastidioso il secondo problema, legato al rendering delle pagine web. Per i primi due giorni, mentre lavorava alle bozze nell’editor di WordPress, lo schermo lampeggiava di bianco con una certa regolarità e l’esperienza diventava decisamente frustrante. Anche questo difetto è sparito e al momento del suo resoconto i lampeggi non si erano più ripresentati. In tutto quel periodo Payne non ha visto installarsi patch di sistema né nuove versioni di Chrome. Il comportamento del browser sembra quindi poter cambiare anche senza un rilascio completo. Non è però possibile stabilire con certezza quale intervento abbia risolto ciascun inconveniente.
I meccanismi che permettono a Google di intervenire
Con l’aiuto di Gemini, Payne ha ricostruito due strade attraverso cui Chrome può modificare il proprio funzionamento senza passare dai classici aggiornamenti. La prima riguarda i componenti modulari. Il browser è composto da tanti elementi che possono essere aggiornati in modo indipendente, per esempio per ritoccare una funzione specifica o correggere un difetto preciso. Questi pacchetti vengono distribuiti in background e l’elenco dei componenti installati si può consultare dalla pagina interna chrome://components.
La seconda strada passa dalle opzioni controllate lato server, che consentono a Google di cambiare il comportamento di funzioni già integrate nel codice. Un’opzione può essere presente nel browser ma restare disattivata per impostazione predefinita. Se una funzione crea problemi, gli ingegneri possono spegnerla dai loro server anche su scala globale. Allo stesso modo possono attivarla su un determinato computer senza che l’utente debba fare nulla manualmente.
Strumenti del genere danno a Google una certa flessibilità nel gestire i primi intoppi di una piattaforma appena nata. Va precisato però che la ricostruzione di Payne non è una conferma ufficiale dell’azienda. Non dimostra nemmeno che siano stati proprio questi sistemi a correggere i difetti riscontrati sul suo Googlebook.
Cosa cambia per chi usa i primi Googlebook
Per chi ha tra le mani uno dei primi modelli, la possibilità di intervenire rapidamente sul browser potrebbe comunque rivelarsi preziosa. Un sistema operativo appena arrivato sul mercato porta spesso con sé anomalie grafiche, elementi dell’interfaccia mancanti o altri piccoli inconvenienti tipici della fase iniziale di sviluppo. Alcuni di questi problemi potrebbero essere risolti con interventi silenziosi. In quel caso gli utenti di Googlebook OS vedrebbero arrivare i miglioramenti senza dover attendere una correzione distribuita con una nuova versione completa.
Secondo Payne, l’esperienza con Chrome sul suo dispositivo è migliorata sensibilmente nell’arco di appena 48 ore. L’autore si aspetta ulteriori correzioni e nuove funzionalità con i prossimi aggiornamenti del browser.
Fonte: TecnoAndroid


