Google ha messo sul tavolo 1,5 miliardi di dollari per ampliare il suo data center in Alabama, e lo ha fatto con una promessa precisa: i costi energetici se li accolla l’azienda, senza scaricarli sulle bollette di chi vive da quelle parti. Il progetto riguarda la struttura nella contea di Jackson e prevede lavori distribuiti tra il 2026 e il 2027.
La cifra parla chiaro. Un miliardo e mezzo di dollari, circa 1,4 miliardi di euro, per far crescere un impianto che è operativo dal 2019. La particolarità sta in come verranno coperte le spese. Google ha dichiarato che pagherà al 100% l’energia consumata e si farà carico anche dei costi infrastrutturali legati direttamente alle sue attività. Tutto questo in linea con il Ratepayer Protection Pledge, l’impegno promosso dal governo statunitense che punta a evitare aumenti delle tariffe elettriche locali a causa dell’attività delle grandi aziende tecnologiche.
Energia nucleare e accordi sul lungo periodo
Il punto interessante riguarda da dove arriverà la corrente. L’espansione del data center sarà alimentata, prima o poi, da energia nucleare. Tutto nasce da un’intesa firmata nel 2025 tra Google, Kairos Power e TVA, ovvero la Tennessee Valley Authority. L’accordo prevede una fornitura fino a 50 megawatt di energia pulita destinata agli impianti dell’azienda situati sia in Alabama sia in Tennessee.
L’idea di fondo è semplice. Attingere energia da una rete dedicata invece di pesare sulle fonti locali, che altrimenti vedrebbero crescere la domanda. C’è però un dettaglio che vale la pena sottolineare: questa pipeline non sembra ancora attiva. Per il momento Google ha stretto accordi con TVA per portare oltre 300 megawatt di nuova capacità produttiva nella regione della Tennessee Valley. Nel frattempo, l’azienda dice di star lavorando per ridurre i consumi nelle ore di picco, in attesa che il nucleare diventi davvero un’opzione concreta. Sui tempi conviene non farsi troppe illusioni. Le stime iniziali collocano il completamento dell’impianto di Kairos Power intorno al 2035. Parliamo quindi di una prospettiva di lungo respiro, non di qualcosa che cambierà gli equilibri nel giro di pochi mesi.
Un sito con una storia particolare
C’è un aspetto quasi simbolico in questa vicenda. Il campus della contea di Jackson sorge sull’area dove un tempo si trovava la centrale a carbone Widows Creek della Tennessee Valley Authority, ormai dismessa. Costruire lì ha permesso a Google di riutilizzare linee elettriche e altre infrastrutture già esistenti, migliorando l’affidabilità del data center e aggiungendo nel contempo energia pulita alla rete. Oltre a immettere nuova energia verde nel sistema, Google si comporta anche come partner flessibile per TVA. Sfrutta cioè la cosiddetta demand response dei data center per abbassare i consumi nei momenti di domanda elevata e dare una mano alla stabilità della rete durante gli eventi meteorologici estremi.