Il progetto si chiama Goodnight e sta già facendo parlare parecchio. Nella contea di Armstrong, in Texas, Google sta costruendo insieme a Crusoe Energy un enorme campus di datacenter che, sulla carta, non avrebbe nulla di particolarmente sorprendente. È il modo in cui verrà alimentato a far sollevare più di qualche sopracciglio: l’energia per mandare avanti i server non arriverà solo da fonti rinnovabili, ma da una gigantesca centrale elettrica a gas naturale costruita direttamente sul posto. E qui la faccenda si fa complicata.
Il fabbisogno energetico dei datacenter è ormai un tema che nessuno può più ignorare. L’espansione dell’intelligenza artificiale ha fatto esplodere la domanda di potenza di calcolo, e con essa la necessità di energia su una scala che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile. Non sorprende quindi che colossi come Google guardino al gas naturale come alla soluzione più immediata e pratica per tenere il passo, ma i numeri che stanno emergendo dal progetto texano raccontano una storia che ha poco di rassicurante sul fronte ambientale.
Numeri che pesano: le emissioni previste dal progetto Goodnight
Dalle autorizzazioni depositate a gennaio emerge che l’impianto avrà una capacità di 933 megawatt. Fin qui un dato tecnico tra tanti. Quello che colpisce davvero è la stima delle emissioni di CO2: fino a 4,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Per capire cosa significhi concretamente, basta pensare che l’intera città di San Francisco produce circa 4 milioni di tonnellate nello stesso periodo. Un singolo campus di datacenter, quindi, potrebbe inquinare più di una delle metropoli più famose degli Stati Uniti.
Il dato fa ancora più rumore se messo accanto alle dichiarazioni che Google ha rilasciato nel corso degli anni. L’azienda si è sempre posizionata come una delle voci più forti nel mondo della sostenibilità aziendale. Già nel 2020 aveva promesso di azzerare le emissioni nette entro il 2030, un obiettivo ambizioso che all’epoca sembrava credibile. Poi, però, è arrivata la corsa sfrenata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, e le priorità si sono rimescolate in modo piuttosto evidente.
La corsa all’AI mette in crisi gli obiettivi green
Quello che sta accadendo in Texas è il riflesso di una tensione più ampia che attraversa l’intero settore tech. Da una parte ci sono gli impegni climatici presi pubblicamente, dall’altra una realtà operativa che richiede quantità di energia sempre più enormi e sempre più difficili da soddisfare con le sole fonti rinnovabili. I datacenter a gas rappresentano la scorciatoia più rapida, ma anche quella che mette in discussione anni di comunicazione verde.
Gli attivisti e gli esperti di clima hanno già puntato il dito contro il progetto Goodnight, sottolineando come una singola infrastruttura di questo tipo rischi di vanificare i progressi fatti altrove. Google si trova adesso in una posizione scomoda: continuare a espandere le proprie capacità di calcolo per restare competitiva nel campo dell’AI, sapendo che il prezzo ambientale è diventato molto difficile da nascondere. La contea di Armstrong, zona rurale del Texas poco abituata a finire sotto i riflettori, è diventata così il simbolo di un dilemma che riguarda l’intero settore tecnologico.