Una copia digitale di Ghost of Yotei che si rifiuta di partire per mezz’ora, con la console che rimanda al mittente ogni tentativo di avviarla. È capitato a un utente PS5, che ha raccontato di essersi trovato davanti a un messaggio piuttosto seccante: il contenuto non era utilizzabile perché erano in corso le verifiche delle licenze, con l’invito a riprovare più tardi. Nulla di catastrofico, ma abbastanza per riaccendere un timore che circola da tempo tra i giocatori.
Il blocco, stando al racconto, sarebbe andato avanti anche dopo aver provato ad aggiornare manualmente le licenze collegate all’account. Solo dopo circa trenta minuti l’accesso è tornato regolare, come se nulla fosse successo. Il post con la testimonianza è stato poi rimosso, ma il messaggio mostrato dalla PS5 parlava chiaro: la verifica delle licenze era la causa dell’attesa.
Perché la console chiede queste verifiche
Richieste del genere non arrivano a caso. Possono comparire dopo lunghi periodi di utilizzo oppure in configurazioni particolari, tipo quelle legate alla condivisione dei giochi con un altro utente sulla stessa console. La procedura serve a controllare che l’account abbia ancora i diritti per aprire il software acquistato. In pratica, il funzionamento della versione digitale resta appeso alla corretta autenticazione della licenza. Finché il controllo va a buon fine, tutto fila liscio. Quando qualcosa si inceppa, come in questo caso, si finisce col guardare uno schermo che nega l’accesso a un gioco pagato regolarmente.
Ed è proprio qui che l’episodio tocca un nervo scoperto. La vicenda si inserisce nel dibattito nato dalla decisione attribuita a Sony di fermare la produzione dei dischi fisici per i videogiochi a partire da gennaio 2028. Meno supporti fisici in giro significa una dipendenza sempre maggiore dai sistemi di autenticazione, perché una copia senza disco deve per forza passare dall’account e dall’infrastruttura della piattaforma per essere convalidata.
Lo scenario di una PS6 solo digitale
L’idea di una PS6 completamente digitale, che al momento resta uno scenario e non un prodotto annunciato ufficialmente, ha finito per amplificare le preoccupazioni su cosa succede agli acquisti nel tempo. In un ecosistema privo di dischi, anche un controllo che va storto per pochi minuti potrebbe impedire di avviare un titolo comprato in modo legittimo, almeno fino a quando la procedura non si completa. Trenta minuti di stop per Ghost of Yotei, in fondo, sono un piccolo assaggio di quello scenario.
Il confronto che viene naturale è quello con il 2013 e l’arrivo di XBOX One. Microsoft aveva presentato all’inizio un sistema basato su controlli online e paletti sulla gestione delle copie, salvo poi fare marcia indietro davanti alla reazione furiosa del pubblico. In quel momento fu proprio Sony a battere sul tasto della semplicità, mostrando quanto fosse facile prestare un gioco fisico PlayStation a un amico. Le posizioni, col senno di poi, suonano quasi rovesciate. Dopo l’annuncio sulla fine della produzione dei dischi non è arrivata nessuna nuova dichiarazione capace di modificare il piano già indicato. Consumatori, studi di sviluppo e rivenditori continuano a ragionare sulle conseguenze di un mercato solo digitale, dove l’accesso ai giochi dipenderebbe interamente dalle licenze gestite da Sony e dal buon funzionamento dei suoi servizi.