Ghost Bat di Boeing ha appena superato uno dei collaudi più importanti della sua storia: i test di invisibilità ai radar. Il drone da combattimento MQ-28, completamente autonomo, ha dimostrato di riuscire a muoversi anche negli spazi aerei più sorvegliati senza farsi individuare dai sistemi nemici. Un risultato che cambia parecchio le carte in tavola, perché apre la strada a un impiego reale al fianco dei jet militari pilotati da equipaggi umani.
Il merito di questo traguardo va a un lavoro lungo, fatto di scelte tecniche precise. La forma del velivolo, i materiali impiegati, ogni dettaglio è pensato per abbassare al massimo la tracciabilità radar. In pratica, il drone diventa difficilissimo da vedere per chi dovrebbe intercettarlo, e questo gli permette di entrare in zone dove un mezzo tradizionale verrebbe individuato subito.
Un progetto che viene da lontano
La storia di questo mezzo non nasce ieri. Lo sviluppo è partito nel 2017, mentre il primo volo è arrivato nel 2021. Da quel momento il Ghost Bat ha accumulato oltre 150 voli di prova, affrontando scenari via via più impegnativi. Non solo test in casa, però: di recente ha portato a termine le sue prime tre missioni internazionali alla base di Point Mugu, in California.
Lì il drone ha messo in mostra qualità che contano molto sul piano operativo. Si è spostato in fretta tra basi alleate, dimostrando una buona capacità di riposizionamento, e ha gestito senza intoppi i suoi controlli autonomi. Tutto questo senza un pilota a bordo, il che spiega bene perché un mezzo del genere stia attirando tanta attenzione.
Come lavora in squadra il drone Boeing
La parte più interessante riguarda forse il modo in cui questo drone da combattimento si integra con gli altri velivoli. Durante le simulazioni si è puntato dritti al concreto: il Ghost Bat ha operato in coordinamento con mezzi come l’E-7A Wedgetail e con il caccia F/A-18F Super Hornet. Non un semplice accompagnatore, insomma, ma un elemento attivo dello schieramento.
E qui arriva il dato che colpisce di più. Durante una di queste prove, il drone è riuscito a tracciare e poi abbattere un bersaglio aereo fittizio. L’ha fatto utilizzando un missile Raytheon AIM-120, dimostrando di poter passare dalla fase di rilevamento a quella di ingaggio senza bisogno di un intervento umano diretto. Una sequenza completa, gestita in autonomia, che racconta meglio di tante parole il livello raggiunto da questo progetto.