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Geoglifo più antico di Stonehenge distrutto dal muro di Trump

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Un geoglifo che potrebbe essere più antico delle piramidi egizie e di Stonehenge è stato distrutto durante i lavori per il muro di confine voluto da Donald Trump. Secondo una nuova ricerca, quella figura tracciata sul terreno si trovava lì già 1.500 anni prima che venisse posata la prima pietra del celebre monumento inglese. Un dato che cambia parecchio la percezione di ciò che è andato perduto, perché non si tratta più soltanto di un segno sul suolo ma di una testimonianza che potrebbe appartenere a un’epoca lontanissima.

La notizia mette insieme due mondi che raramente si incontrano: quello delle grandi opere infrastrutturali legate alla sicurezza e quello dell’archeologia, che vive invece di tempi lunghi, studi pazienti e reperti fragili. Il progetto della barriera di frontiera, uno dei simboli politici dell’amministrazione Trump, ha finito per cancellare qualcosa che nessuno potrà più osservare dal vivo.

Che cos’è un geoglifo e perché questo era speciale

Con il termine geoglifo si indica un disegno realizzato direttamente sul terreno, di solito spostando pietre, terra o ghiaia per formare linee e figure. Sono opere che spesso si leggono meglio dall’alto e che raccontano molto delle comunità che le hanno create, anche quando il loro significato preciso sfugge agli studiosi. Proprio la loro natura le rende vulnerabili: basta un intervento con mezzi pesanti per far sparire in poche ore ciò che ha resistito per millenni.

Nel caso del geoglifo distrutto lungo il confine, a fare la differenza è la datazione emersa dallo studio. Il confronto con Stonehenge e con le piramidi d’Egitto non è un vezzo giornalistico ma serve a dare una misura concreta dell’antichità del reperto. Parliamo di due dei monumenti più famosi e studiati del pianeta, punti di riferimento quasi obbligati quando si cerca di spiegare quanto indietro nel tempo si stia andando. Dire che quella figura esisteva 1.500 anni prima dell’avvio dei lavori a Stonehenge significa collocarla in un passato che pochi siti al mondo possono vantare.

Il muro di Trump e la perdita di un pezzo di storia

Il cantiere per la barriera di frontiera ha avanzato seguendo le proprie logiche, quelle della costruzione rapida e della priorità politica. Il risultato è che un elemento del patrimonio archeologico potenzialmente unico è stato cancellato prima che se ne comprendesse fino in fondo il valore. La ricerca arriva quindi a cose fatte, ricostruendo l’età di qualcosa che non esiste più nella sua forma originale.

È proprio questo l’aspetto che colpisce di più. Di solito gli studi servono a proteggere e valorizzare un sito, a capirne la storia per tramandarla. Qui invece la datazione assume quasi il tono di un necrologio, perché certifica l’importanza di un reperto andato perduto per sempre. Il legame con il progetto di Trump rende la vicenda ancora più delicata, visto che il muro è da anni al centro di un acceso dibattito politico e sociale.

Secondo quanto emerso dalla nuova analisi, il geoglifo si trovava in quel punto già 1.500 anni prima che iniziasse la costruzione di Stonehenge, un’anzianità che lo avvicina, e forse lo pone persino prima, ai monumenti più celebri dell’antichità come le piramidi egizie.

Fonte: TecnoAndroid

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