La questione della privacy su Google legata a Gemini sta diventando sempre più complessa, e chi sperava di poter tenere sotto controllo i propri dati personali si ritrova davanti a un percorso pieno di ostacoli. L’intelligenza artificiale generativa si sta infiltrando in ogni angolo dei prodotti Google, da Gmail a Drive, e la quantità di informazioni personali coinvolte è enorme. Il problema non è solo cosa fa Gemini con quei dati, ma quanto sia difficile impedirgli di usarli.
Google ha più volte chiarito che i contenuti degli utenti, come email e file su Drive, non vengono utilizzati per addestrare direttamente i propri modelli di intelligenza artificiale. Quando si interagisce con le funzionalità di Gemini nelle app Workspace, l’IA elabora i dati ma non li salva. Fin qui, tutto regolare. Però c’è un passaggio che cambia le carte in tavola: Gemini può essere addestrato sugli input e gli output delle conversazioni con gli utenti. E quegli output possono includere riassunti di email, frammenti di documenti e altri contenuti personali. Google assicura di “filtrare e ridurre” le informazioni personali che finiscono nei dataset di addestramento, ma non esiste modo di verificare quanto questo processo automatico funzioni davvero. Il risultato è una zona grigia in cui la promessa di protezione dei dati si scontra con la realtà tecnica.
Per bloccare completamente l’addestramento dell’IA sui propri dati, bisogna disattivare una funzione chiamata Gemini Apps Activity. Si tratta di una pagina nascosta nelle impostazioni che permette di cancellare la cronologia delle chat con Gemini. Il problema è che disattivando questa opzione si perde anche l’intera cronologia delle conversazioni. In pratica, la scelta è tra rinunciare allo storico delle proprie chat oppure accettare che quei contenuti vengano usati per addestrare l’IA. Come ha sottolineato Marie Potel di Fair Patterns, una startup che sviluppa modelli per individuare i cosiddetti dark pattern, non importa se il design sia intenzionale o meno: “Quello che conta è se l’autonomia degli utenti viene rispettata e se il design va contro ciò che le persone vogliono fare.”
Disattivare Gemini da Gmail: un’impresa tutt’altro che semplice
La situazione si complica ulteriormente quando si prova a togliere Gemini da Gmail. Non esiste un pulsante dedicato per disattivare solo le funzionalità di intelligenza artificiale. L’unica strada passa attraverso le cosiddette “Smart Features”, e ci sono due modalità per farlo, nessuna delle quali è etichettata in modo chiaro.
La prima opzione, presente nelle impostazioni di Gmail, disattiva Gemini ma elimina anche una serie di funzionalità molto usate che esistevano già prima dell’era dell’IA: il filtraggio della posta in arrivo con le schede (Principale, Social, Promozioni), la composizione intelligente, il tracciamento dei pacchi e altro ancora. Chi disattiva tutto si ritrova improvvisamente con centinaia di email non lette che intasano la casella principale. E dopo aver fatto questa scelta, Gmail propone un pop up che invita a riattivare tutto, Gemini compreso. La seconda opzione, un clic più in profondità, è la versione Workspace che disattiva Gemini anche su Drive, oltre a funzioni come la ricerca personalizzata e l’estrazione automatica degli eventi nel calendario. Ma anche dopo aver attivato questa impostazione, gli elementi dell’interfaccia di Gemini non scompaiono: cliccandoci sopra, appare un invito a riattivare le Smart Features.