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Un diamante di appena un centimetro, spostato grazie a un effetto quantistico, segna un passo avanti verso quello che viene ormai definito il gatto di Schrödinger nella vita reale. Per gli standard di un anello di fidanzamento la pietra è piuttosto piccola, quasi modesta a dirla tutta. Vista con gli occhi della fisica quantistica invece si tratta di un oggetto davvero gigantesco, e proprio qui sta il punto che rende questo risultato così interessante per gli scienziati.
Il contrasto è curioso. Un gioielliere probabilmente non degnerebbe di uno sguardo una gemma del genere, mentre nei laboratori che studiano il comportamento della materia alle scale più minuscole quel centimetro assume tutt’altro peso. La differenza nasce dal metro di giudizio. Nel mondo quotidiano un centimetro è poca cosa. In quello dei quanti è una distanza enorme, quasi sproporzionata rispetto agli oggetti che di solito finiscono sotto la lente dei ricercatori.
Gatto di Schrödinger reale: perché un centimetro diventa enorme nella meccanica quantistica
I fenomeni della meccanica quantistica si manifestano in genere su scale piccolissime, quelle di particelle e atomi. Man mano che le dimensioni crescono questi comportamenti tendono a sfumare fino a diventare invisibili, ed è per questo che la realtà di tutti i giorni appare governata da regole più familiari. Un sasso sta in un posto preciso, una tazza non si comporta come un’onda, una porta è aperta oppure chiusa. Riuscire a coinvolgere in un effetto quantistico un oggetto delle dimensioni di un diamante da un centimetro significa quindi spingersi verso un territorio dove il confine tra il mondo microscopico e quello macroscopico si fa meno netto.
Ed è proprio questa la ragione per cui la notizia ha attirato attenzione. Non conta tanto il valore della pietra o la sua bellezza, conta la sua stazza relativa. Per un fisico quantistico mettere in movimento qualcosa di così “grande” sfruttando le leggi dell’infinitamente piccolo equivale a superare una soglia psicologica oltre che tecnica. Il diamante in questo caso diventa una sorta di ponte tra due mondi che di solito sembrano parlare lingue diverse.
Il richiamo al gatto di Schrödinger
Il riferimento al gatto di Schrödinger non è casuale. Si tratta del celebre esperimento mentale ideato dal fisico Erwin Schrödinger, in cui un gatto chiuso in una scatola viene descritto come contemporaneamente vivo e morto finché qualcuno non apre il coperchio per controllare. L’immagine è volutamente paradossale e serve a mostrare quanto possano sembrare strane le regole quantistiche se trasportate nel mondo degli oggetti che si possono toccare e vedere. Un gatto ovviamente non può trovarsi davvero in due condizioni opposte nello stesso momento, almeno non secondo l’esperienza comune.
Parlare di un “gatto di Schrödinger nella vita reale” vuol dire quindi avvicinarsi all’idea di osservare effetti quantistici su qualcosa di tangibile e di dimensioni apprezzabili. Il diamante non è un gatto naturalmente, e nessuno sostiene che lo sia. Rappresenta però un passo in quella direzione, perché mostra che un oggetto ben più massiccio delle solite particelle può essere influenzato da un fenomeno nato per descrivere l’infinitamente piccolo.
La pietra protagonista resta comunque minuscola se paragonata a quelle che brillano sugli anelli più vistosi. Per la ricerca quantistica invece quel singolo centimetro di diamante, mosso grazie a un effetto quantistico, è un oggetto gigantesco.
Fonte: TecnoAndroid


