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Una banda criminale è stata smantellata con l’accusa di aver rubato 2.700 gatti, animali che secondo gli investigatori erano destinati alla macellazione per ricavarne carne. Il numero da solo basta a dare la misura della vicenda. Non si parla di qualche episodio isolato ma di un vero traffico organizzato, costruito intorno a migliaia di felini sottratti e pronti a finire in un circuito alimentare illegale.
La notizia non arriva dal nulla. Questa operazione segue infatti un blitz precedente che aveva già portato al salvataggio di altri 400 gatti, un intervento che a suo modo aveva acceso i riflettori su un fenomeno molto più ampio di quanto si potesse immaginare. Mettendo insieme i due episodi, il quadro che emerge è quello di un’attività sistematica e tutt’altro che improvvisata.
Un furto su larga scala di gatti destinati alla carne
Il dato che colpisce di più resta quello dei gatti rubati. Duemilasettecento animali non si raccolgono per caso né in poco tempo. Dietro un numero del genere c’è per forza una struttura capace di prelevare, spostare e custodire i felini in vista del loro destino finale, cioè il macello. È proprio questo l’aspetto che rende la vicenda così pesante: lo scopo dichiarato del gruppo non era rivendere gli animali come compagnia ma trasformarli in carne di gatto da immettere sul mercato.
L’accusa rivolta alla banda riguarda quindi due piani diversi ma intrecciati. Da una parte c’è il furto vero e proprio, con tutto quello che comporta per chi si vede portare via un animale. Dall’altra c’è l’uso che i criminali intendevano farne, una prospettiva che trasforma una sottrazione già grave in qualcosa di ancora più crudo. I felini sequestrati erano destinati alla macellazione, e l’intervento delle autorità ha di fatto interrotto la catena prima che si arrivasse a quel punto.
Il blitz precedente e i 400 felini salvati
Per capire la portata di questa nuova operazione serve tornare all’episodio che l’ha preceduta. In quell’occasione un raid aveva permesso di mettere in salvo 400 gatti, sottraendoli allo stesso tipo di sorte. Già allora il numero era considerevole, eppure a distanza di tempo si è scoperto che rappresentava soltanto una frazione di un giro molto più esteso.
C’è poi un dettaglio che racconta bene l’impatto umano di tutta la storia. Dei 400 animali recuperati nel primo intervento, 40 sono stati restituiti ai loro proprietari. Parliamo del 10% dei felini salvati, una quota che dimostra come almeno una parte di quei gatti non fosse randagia ma avesse una casa e una famiglia che li aspettava. Per quelle persone il blitz ha significato riabbracciare un animale che probabilmente consideravano perso per sempre.
Il confronto tra le due operazioni è piuttosto eloquente. Da 400 si è passati a 2.700 felini, quasi sette volte tanto. Una crescita che conferma quanto il traffico fosse radicato e quanto il primo intervento avesse toccato solo la superficie del problema. Con lo smantellamento della banda responsabile del furto dei 2.700 gatti, gli investigatori hanno colpito un’organizzazione che puntava a trasformare migliaia di animali sottratti in carne da macello, dopo che il raid precedente aveva già restituito 40 gatti alle rispettive famiglie.
Fonte: TecnoAndroid








