Il blocco del sideloading sui nuovi Fire Stick porta con sé una spiegazione ufficiale che ha subito diviso gli appassionati. Amazon punta il dito contro la minaccia del malware, sostenendo che le app installate al di fuori del proprio store rappresentino un rischio concreto per la sicurezza. Peccato che dietro questa scelta sembrino nascondersi anche altre ragioni, decisamente più legate al portafoglio.
Facciamo un passo indietro. L’azienda ha lanciato due modelli di Fire Stick basati su un sistema operativo proprietario, chiamato Vega OS, costruito su Linux. I precedenti dispositivi giravano invece su Fire OS, una versione modificata di Android basata sul progetto open source. La differenza più vistosa tra i due? Vega OS non permette il caricamento di applicazioni esterne. Chi era abituato a smanettare, installando app dal Play Store o altrove per aggiungere funzioni, si è trovato di fronte a una porta sbarrata.
Dalla pirateria al controllo totale sui dispositivi
Non è stata una sorpresa per nessuno. Da anni i Fire Stick venivano associati alla pirateria dello streaming, soprattutto per quanto riguarda gli eventi sportivi. Emittenti come Sky Sports, la Premier League inglese e il colosso DAZN hanno più volte accusato questi dispositivi di alimentare un fenomeno enorme. Un rapporto di una società di ricerca nel settore media aveva parlato, a maggio del 2025, di miliardi di dollari di contenuti piratati proprio grazie a questi apparecchi.
Bloccare il sideloading, quindi, risolve in un colpo solo diversi problemi per Amazon. Il controllo sul sistema operativo diventa quasi assoluto. Significa poter garantire che gli utenti non aggirino gli spazi pubblicitari, supportare nuove funzioni come l’assistente Alexa+ basato sull’intelligenza artificiale generativa e gestire meglio quali applicazioni possono girare sui dispositivi.
La sicurezza come motivazione ufficiale
Eppure, quando c’è stato da spiegare le vere ragioni, Aidan Marcuss, vicepresidente della divisione Fire TV, pubblicità e Appstore, ha evitato di citare questi vantaggi diretti. In un’intervista recente ha detto che Vega OS rappresenta per Amazon l’occasione di innovare e offrire più funzioni, anche sui prodotti meno costosi. Ha aggiunto che costruire una piattaforma attorno a sicurezza e privacy era, testuali parole, tra le sue priorità assolute.
Un’affermazione che fa un po’ sorridere, considerando che Vega OS blocca proprio quelle app di terze parti che aiutavano gli utenti a sfuggire al tracciamento e alle pubblicità di Amazon. Alla domanda diretta se ci fossero prove di danni concreti causati dal sideloading, Marcuss ha risposto che le app che facilitano la pirateria possono trasportare malware, e che esistono parecchie evidenze di codice indesiderato presente nelle applicazioni caricate dall’esterno. Nessun esempio specifico, però, di utenti Fire Stick effettivamente danneggiati.
Qualche caso in effetti c’è stato. Nel 2025 Amazon aveva bloccato quattro app di streaming video per comportamenti sospetti. Due funzionavano da proxy residenziali ed erano considerate riskware, mentre le altre due contenevano file segnalati dagli strumenti antivirus. Ancora prima, nel 2018, una botnet che infettava i dispositivi Android con malware per il mining di criptovalute era comparsa su alcuni Fire Stick.
C’è un altro dettaglio che pesa. I dispositivi con Vega OS non reggono ancora il confronto con quelli Fire OS in termini di funzioni supportate, dal Dolby Vision allo storage USB, fino al numero di app disponibili. Nel Regno Unito i due Fire Stick basati su Vega supportano circa 3.000 applicazioni, contro le 40.000 dei modelli con Fire OS. Marcuss ha minimizzato, sostenendo che nessun cliente scarica davvero 50.000 app e che la domanda vera è se i contenuti cercati sono disponibili. Secondo lui, la stragrande maggioranza di ciò che serve si può comunque guardare su Vega OS.