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Ferrari Luce, Jony Ive racconta: prima i libri, poi i rendering

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Prima dei rendering sono arrivati i libri. Jony Ive ha raccontato così, alle Ogr di Torino durante Wave by Vento, la nascita di Ferrari Luce, la prima supercar elettrica di Maranello, progettata negli ultimi cinque anni dal suo studio LoveFrom insieme alla casa del Cavallino. Sul palco, accanto a lui, c’era John Elkann, CEO e Chairman di Exor, Stellantis e Ferrari.

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Il designer che ha firmato alcuni dei prodotti più celebri di Apple, da iPhone ai primi iMac, è partito da un consiglio di metodo. Gli sbagli più gravi, e spesso anche i più facili da compiere, nascono quando si lavora sul problema sbagliato. Il modo in cui lo si comprende, i confini che gli si danno e la cornice in cui viene affrontato fanno tutta la differenza.

Un anno di studio e nessun disegno

La collaborazione è cominciata in modo insolito. Ai primi incontri LoveFrom non ha portato immagini dell’auto ma volumi pieni di tutto ciò che il team aveva imparato sulla Rossa, dopo quasi un anno passato a studiare il marchio. Ive possiede due Ferrari, un modello datato e uno più recente, ma ai suoi occhi questo contava poco. Serviva materiale da condividere, per capire se quello che appariva importante ai designer lo fosse anche per gli altri.

Per spiegare perché il suo lavoro parta spesso dalle parole, Ive ha preso in mano un bicchiere d’acqua. Un disegno ne restituisce forse il 40 o il 50% delle caratteristiche. Non dice se è caldo o freddo, quanto è stabile, dove sta il baricentro o che consistenza ha al tatto. Per questo i suoi quaderni all’inizio sono pieni di scrittura, che piano piano diventa una specie di stenografia fatta di schizzi. A Maranello i libri sono arrivati anche al terzo e al quarto appuntamento, sempre senza rendering, e il team ha mostrato una pazienza che il designer definisce straordinaria.

Il legame con Elkann risale al 2015, quando i due si conobbero a Milano nei giorni del lancio di Apple Watch. Di lui Ive ha apprezzato soprattutto la capacità di restare in silenzio, lontana dall’abitudine della Silicon Valley di riempire ogni secondo di parole. L’idea di una Ferrari elettrica, nel racconto del manager, nasce invece nel luglio 2016 durante una passeggiata con Jeff Bezos. Il fondatore di Amazon, che ammetteva di sapere poco di automobili e molto di innovazione, gli suggerì di pensarci sul serio. Il progetto concreto prese forma durante il Covid, quando Ive aveva lasciato Apple da poco. Nessun tavolino rovesciato, ha scherzato il designer, solo una collaborazione entusiasta tra persone curiose.

La chiave che restituisce un rito

Uno dei nodi più concreti riguardava un oggetto minuscolo rispetto all’auto, la chiave. Elkann l’ha mostrata al pubblico, sottolineando il vetro usato per la prima volta in quel modo. Con le Ferrari tradizionali girare la chiave significa sentire il motore che si accende, con il corpo e con le orecchie, e nel caso della vecchia vettura di Ive perfino con l’olfatto. Su Ferrari Luce quel momento non esiste più.

La soluzione è un piccolo spettacolo di luce. La chiave è gialla e quando viene inserita quel colore sparisce, come se passasse alla vettura. Dentro c’è un display E Ink e secondo Ive nessuno era mai riuscito a ottenere quella tinta con questa tecnologia. In marcia l’esperienza di guida è così coinvolgente che l’assenza del rombo pesa meno, ma da fermi, nel silenzio dell’abitacolo, servivano risposte nuove.

Meno touchscreen, più comandi fisici

C’è poi un paradosso. L’uomo associato più di quasi chiunque altro alle interfacce touch ha disegnato un’auto in cui il touchscreen non è protagonista. Durante la ricerca è diventato chiaro che il tocco come interfaccia principale non dovrebbe stare in un’automobile, e Ive ne parlò con Elkann più di cinque anni fa. Il multitouch funziona quando si guarda il dispositivo e quando un prodotto deve trasformarsi di volta in volta in calcolatrice o fotocamera, ma il prezzo è la perdita del contatto tattile.

Su Luce alcuni strumenti sono quindi analogici e i comandi fisici restano, con una base digitale sotto. Un pulsante si usa senza guardarlo e restituisce subito una risposta. Secondo Ive l’innovazione porta con sé conseguenze impreviste che emergono solo più tardi, e come esseri fisici ci siamo staccati sempre di più dai nostri strumenti. Sulle reazioni degli appassionati, divise tra entusiasmo e critiche, il designer ha osservato che davanti a qualcosa di nuovo e poco familiare si tende a interpretarlo attraverso ciò che già si conosce.

Fonte: TecnoAndroid

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