Fedora 42 ha chiuso ufficialmente i battenti, e questa volta non si torna indietro. La distribuzione, arrivata sul mercato ad aprile dello scorso anno, ha raggiunto la fine del suo ciclo vitale con appena un giorno di scarto rispetto alla tabella di marcia: la dismissione era prevista per il 27 maggio, ma si è concretizzata il giorno successivo. Poco cambia, alla fine. Il punto è uno solo: da adesso in poi, niente più aggiornamenti.
Stop totale agli aggiornamenti, anche quelli di sicurezza
Quando si parla di fine supporto, spesso si tende a sottovalutare la cosa. Ma qui il discorso è serio, perché vengono a mancare anche gli aggiornamenti di sicurezza. Tradotto: chi continua a usare questa versione resta scoperto, esposto a qualsiasi vulnerabilità venga scoperta da qui in avanti. Il consiglio, quindi, è di passare quanto prima ad almeno Fedora 43, che al momento rappresenta la scelta sicura per continuare a lavorare senza pensieri.
Per chi usa la variante Workstation la procedura è piuttosto indolore. Basta aprire il Software Center, spostarsi sulla scheda Update e seguire il prompt che, in linea di massima, dovrebbe già proporre il salto verso la nuova versione. Niente acrobazie, insomma.
Vale la pena ricordare anche le tempistiche di supporto. Fedora 43 resterà coperta fino a un mese dopo l’uscita di Fedora 45, esattamente come è successo con la versione 42, che ha goduto degli aggiornamenti fino a trenta giorni dopo il debutto di Fedora 44. Un meccanismo a catena, prevedibile, che chi mastica un po’ di Linux conosce bene.
Cos’è Fedora e perché non è per tutti
Per chi non avesse mai messo le mani sull’argomento, Fedora è una delle distribuzioni Linux più conosciute in circolazione. Stabile, affidabile per l’uso desktop, ma non esattamente il punto di partenza ideale per i neofiti. Diciamo che parla soprattutto a chi sa già come muoversi in questo ambiente, a chi non si spaventa davanti a un terminale.
Il sistema segue un ritmo di rilascio piuttosto regolare, con due versioni l’anno. E non è un dettaglio da poco: la sua solidità è tale che persino Red Hat la usa come base per lo sviluppo di Red Hat Enterprise Linux. Una bella garanzia, se ci si pensa.
Qui però emerge una differenza importante rispetto ad altre distribuzioni come Ubuntu, che mette a disposizione un ramo dedicato al supporto a lungo termine. Fedora non lavora così. È in evoluzione continua, sempre proiettata in avanti, e quasi sempre porta in dote le funzioni più avanzate disponibili nel mondo Linux. Il rovescio della medaglia c’è, ed è quello di dover aggiornare la propria piattaforma con maggiore frequenza. Chi non lo fa rischia di restare tagliato fuori dalle protezioni più recenti, ed è proprio quello che sta accadendo adesso a chi resta ancorato alla versione ormai abbandonata.