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Fast Tech: la Giornata dei RAEE accende i riflettori sui gadget

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Il Fast Tech è il protagonista della nona edizione della Giornata internazionale dei rifiuti elettronici, l’appuntamento nato per sensibilizzare le persone su una questione che cresce anno dopo anno, quella dei RAEE. Nel 2025 il tema scelto era quello delle Materie Prime Critiche, mentre stavolta l’attenzione si sposta su qualcosa di molto più vicino alla vita di tutti i giorni. Si parla infatti della produzione e del consumo di massa di piccoli prodotti elettronici economici, pensati per costare poco e destinati a durare ancora meno.

Il paragone più immediato è con il Fast Fashion, e non a caso. La filosofia è la stessa, cioè quella dell’usa e getta, solo che dagli scaffali dei negozi di abbigliamento si passa al mondo della tecnologia. Al posto di magliette indossate due volte ci sono oggetti elettronici comprati senza pensarci troppo e accantonati altrettanto in fretta. Un’abitudine che sembra innocua finché non si guarda alla montagna di scarti che produce, perché anche il gadget più piccolo resta pur sempre un dispositivo elettronico che a fine vita andrebbe gestito nel modo giusto.

Cavetti e gadget che nessuno considera rifiuti elettronici

Basta pensare a cosa si accumula in casa per capire di cosa si sta parlando. Cavi di ricarica, adattatori USB, auricolari, mini ventilatori. Tutti articoli che spesso finiscono nel carrello d’impulso, magari perché costano pochissimo, e che vengono usati per un periodo brevissimo. Poi arriva il momento di liberarsene e lì nasce il problema, perché questi dispositivi molto spesso non vengono smaltiti correttamente.

Secondo il WEEE Forum, che organizza l’iniziativa, il nodo sta proprio nella percezione. I prodotti Fast Tech non vengono considerati veri e propri rifiuti elettronici. Un caricabatterie rotto o un paio di auricolari che non funzionano più non danno l’idea di essere un RAEE come potrebbe esserlo una lavatrice o un vecchio televisore. Il risultato è che nella maggior parte dei casi questi oggetti restano dimenticati in fondo a un cassetto oppure vengono buttati direttamente nella raccolta indifferenziata, insieme ai rifiuti comuni. In entrambi i casi escono dal percorso corretto di smaltimento che invece sarebbe previsto per qualsiasi apparecchio elettronico, anche il più piccolo e banale.

È proprio questa dimensione minuscola a renderli insidiosi. Un singolo cavetto non sembra un grande problema, ma moltiplicato per milioni di acquisti fatti con leggerezza diventa una quantità enorme di materiale che sfugge ai circuiti di raccolta dedicati.

Il peso del commercio online e dei venditori non registrati

A spingere il fenomeno c’è una spesa in tecnologia low cost in forte crescita. Una spinta alimentata soprattutto dalle piattaforme di commercio online, che ospitano venditori spesso non registrati come produttori secondo quanto previsto dalla normativa nazionale sui RAEE. Un dettaglio che potrebbe sembrare burocratico ma che in realtà pesa parecchio su tutta la filiera dello smaltimento.

Chi vende senza essere registrato come produttore, infatti, resta fuori dagli obblighi che gravano su chi invece rispetta le regole. Questo significa zero oneri per il riciclaggio e nessun contributo alle infrastrutture di raccolta. In più manca del tutto l’obbligo di ritiro dei prodotti a fine vita. I dispositivi arrivano così nelle case degli acquirenti senza che nessuno, lungo la catena di vendita, si faccia carico di cosa succederà quando smetteranno di funzionare o semplicemente non serviranno più, e il costo della loro gestione ricade su un sistema di raccolta a cui quei venditori non hanno mai versato nulla.

Fonte: TecnoAndroid

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