La nuova tassa eVED sui veicoli elettrici sta già facendo discutere chi gestisce grandi parchi auto aziendali, e il messaggio arrivato ai responsabili delle flotte nel Regno Unito è tanto semplice quanto scomodo: prepararsi a un carico di lavoro extra. Perché quando la electric vehicle excise duty entrerà in vigore, tra meno di due anni, porterà con sé una serie di adempimenti che rischiano di pesare parecchio sulle spalle degli operatori.
Il Tesoro britannico ha confermato alcune modifiche pensate proprio per il mondo delle flotte, dopo che erano piovute critiche sulla complessità del sistema. Le stime parlavano di un possibile conto da 260 milioni di sterline all’anno solo per la parte amministrativa, tasse escluse. Non pochi, insomma. La misura era stata annunciata durante la manovra autunnale dello scorso anno e prevede un prelievo di 3 pence per miglio sulle auto elettriche e di 1,5 pence per le ibride plug in a partire da aprile 2028. L’obiettivo dichiarato è tappare un buco previsto di 12 miliardi di sterline nelle entrate legate alle accise sui carburanti entro gli anni Trenta, man mano che gli automobilisti comprano sempre meno benzina e diesel. La proposta iniziale, messa in consultazione pubblica lo scorso novembre, chiedeva agli automobilisti di stimare e pagare in anticipo i chilometri dell’anno successivo insieme al rinnovo del bollo, per poi passare da una stazione di revisione e sistemare la differenza dodici mesi dopo.
Le modifiche per le flotte e i dubbi che restano sui tempi
Un meccanismo che aveva raccolto un mare di critiche. Le flotte lamentavano che stimare e verificare i chilometri sarebbe stato costoso e macchinoso, soprattutto per i veicoli usati per lavoro. La BVRLA, l’associazione britannica del noleggio e del leasing, aveva calcolato 75 milioni di sterline di oneri amministrativi all’anno e altri 185 milioni di produttività persa, con i mezzi fermi per i controlli sul chilometraggio. E questo senza contare i costi di implementazione e la tassa vera e propria.
La risposta del Tesoro, arrivata dopo oltre 5000 contributi raccolti nella consultazione, contiene diverse deroghe che semplificano la vita alle flotte. La verifica del chilometraggio partirà con la prima revisione del veicolo, di solito intorno ai tre anni. Un tempismo che coincide con la durata tipica di un contratto di leasing, così da eliminare i controlli esterni per la maggior parte delle auto aziendali e di quelle in salary sacrifice.
Gli automobilisti potranno fornire da soli le letture del contachilometri e saldare il conto quando il veicolo cambia proprietario o affronta la prima revisione. Secondo il Tesoro, il rischio di conguagli salati scoraggerà chi è tentato di sottostimare i chilometri percorsi. Le flotte potranno inoltre gestire le stime in modo centralizzato, pagare in blocco per il chilometraggio aggregato e regolare i saldi al momento della vendita. Si è parlato anche di sistemi che sfruttano i dati delle auto connesse, ma servirà altra collaborazione e qualche test prima del debutto. Dale Eynon, responsabile affari e politiche dell’Association of Fleet Professionals, si dice ottimista sulla possibilità di limare ulteriori problemi durante queste discussioni, pur ammettendo che stravolgimenti veri e propri sono improbabili. “Il nostro consiglio alla comunità delle flotte è di prepararsi al lavoro extra che eVED genererà”, ha detto, aggiungendo che si continuerà a spingere anche per un rinvio almeno al 2030, quando il mercato dell’elettrico sarà più maturo.
Anche la BVRLA ha accolto con favore le modifiche, ma il suo amministratore delegato, Toby Poston, ha messo in guardia sui tempi. “È positivo che il governo abbia smussato gli angoli più spigolosi. Hanno capito che una tassa pensata per i privati non funziona per le flotte che stanno guidando la transizione all’elettrico nel Regno Unito”, ha spiegato. “Ma non si può creare un passaggio agevole all’elettrico rendendo queste auto più costose da possedere. La meccanica della tassa sarà pure migliorata, ma il tempismo resta sbagliato”.