Il percorso verso l’euro digitale continua a muoversi, anche se spesso l’attenzione pubblica tende a concentrarsi su altri temi come IT Wallet. Eppure, dietro le quinte, qualcosa di concreto sta accadendo. OVHcloud, che è il principale provider europeo di servizi cloud, è stato selezionato per fornire l’infrastruttura tecnologica a supporto del progetto dell’euro digitale portato avanti dalla Banca Centrale Europea. Una scelta che non è affatto casuale e che porta con sé un messaggio piuttosto chiaro sulla direzione che l’Europa vuole prendere in termini di sovranità tecnologica.
Parliamo di un tassello fondamentale. Perché avere un euro digitale non significa semplicemente creare una versione elettronica della moneta unica: significa anche decidere dove e come vengono gestiti i dati, chi controlla i server, chi garantisce la sicurezza dell’intera architettura. E il fatto che la BCE abbia scelto un provider europeo come OVHcloud, piuttosto che affidarsi ai colossi americani del cloud, dice molto sull’intenzione di mantenere il controllo su tutta la catena tecnologica all’interno dei confini dell’Unione.
Cosa significa davvero per la sovranità digitale europea
La questione della sovranità digitale è uno dei nodi più delicati nel dibattito tecnologico europeo degli ultimi anni. Gran parte delle infrastrutture critiche del continente poggia su servizi forniti da aziende statunitensi, da Amazon Web Services a Microsoft Azure fino a Google Cloud. Ogni volta che si parla di dati sensibili, di sistemi di pagamento o di identità digitale, il tema di chi ospita fisicamente e logicamente quei dati diventa cruciale.
Con la scelta di OVHcloud, il progetto dell’euro digitale sembra voler tracciare una linea netta. L’infrastruttura cloud che sosterrà questa moneta digitale sarà gestita da un’azienda con sede in Europa, soggetta alle normative europee sulla protezione dei dati e sulla privacy. Non è un dettaglio da poco, soprattutto considerando che l’euro digitale, una volta operativo, potrebbe coinvolgere centinaia di milioni di cittadini europei nelle loro transazioni quotidiane. OVHcloud, dal canto suo, è un’azienda francese che negli ultimi anni ha investito in modo massiccio per posizionarsi come alternativa credibile ai grandi hyperscaler d’oltreoceano. Essere stati scelti dalla Banca Centrale Europea per un progetto di questa portata rappresenta un riconoscimento importante della capacità tecnologica europea di competere ad altissimo livello.
Euro digitale: a che punto siamo davvero
Mentre si parla molto di IT Wallet e delle sue applicazioni pratiche per i documenti di identità, l’euro digitale resta un progetto che procede con tempistiche più lunghe e con un livello di complessità decisamente superiore. La BCE sta lavorando alla fase preparatoria ormai da tempo, e la selezione dell’infrastruttura cloud rappresenta uno degli step tecnici più significativi compiuti finora. L’euro digitale non andrebbe a sostituire il contante, ma ad affiancarsi ai metodi di pagamento già esistenti. L’idea è quella di offrire ai cittadini europei uno strumento di pagamento elettronico emesso direttamente dalla banca centrale, quindi con un livello di garanzia e stabilità diverso rispetto a quello offerto dalle soluzioni private. La scelta di appoggiarsi a un provider come OVHcloud rafforza l’idea che ogni componente del progetto debba rispecchiare i principi di autonomia e protezione dei dati che l’Europa sta cercando di affermare a livello globale.