Molto prima di Omero, molto prima dei profeti biblici, qualcuno aveva già messo per iscritto parole destinate a durare millenni. Quella persona si chiamava Enheduanna, ed era una donna vissuta in Mesopotamia circa 4.000 anni fa. Una figura che ancora oggi riesce a sorprendere gli storici per la portata della sua eredità letteraria, tanto straordinaria quanto poco conosciuta dal grande pubblico.
Enheduanna visse intorno al 2285–2250 a.C. e non era una persona qualunque. Era figlia di Sargon il Grande, il re che per primo riuscì nell’impresa di unire sotto un unico dominio il nord e il sud della Mesopotamia. Un dettaglio non da poco, perché significa che questa donna operava al centro esatto del potere politico e religioso di una delle civiltà più antiche del mondo. Eppure il suo nome non è sopravvissuto nella memoria collettiva per via del padre, ma per qualcosa di molto più personale e duraturo: le sue opere scritte.
La prima scrittrice della storia conosciuta
Quando si parla di prima scrittrice della storia, non si usa un’espressione retorica. Enheduanna è, a tutti gli effetti, la prima persona di cui si conosca il nome ad aver firmato un testo letterario. Parliamo di composizioni scritte su tavolette d’argilla in lingua sumera, testi che hanno attraversato i millenni e che sono arrivati fino a noi grazie al paziente lavoro degli archeologi. Ed è un fatto notevole, se ci si ferma a pensarci: la prima voce autoriale della storia umana di cui esista traccia documentata appartiene a una donna.
Questa principessa sumera non si limitò a scrivere per diletto. Ricopriva anche il ruolo di sacerdotessa, una posizione di enorme prestigio nella società mesopotamica. La combinazione di potere politico, autorità religiosa e talento letterario la rese una figura unica nel suo tempo, e probabilmente irripetibile per molti secoli a venire. Le sue composizioni non erano semplici esercizi stilistici: contenevano inni, preghiere e riflessioni che rivelavano una profondità di pensiero sorprendente per qualsiasi epoca, figurarsi per il terzo millennio avanti Cristo.
Un’eredità che continua a sorprendere
Il fatto che Enheduanna sia rimasta nell’ombra per così tanto tempo dice molto su come la storia della letteratura sia stata raccontata nei secoli. Per generazioni, il racconto della scrittura e della poesia è partito dai Greci, da Omero, dalla tradizione classica occidentale. Ma la realtà è che le radici della letteratura affondano molto più indietro, in una terra tra il Tigri e l’Eufrate, e portano il nome di una donna.
La sua eredità letteraria è qualcosa che gli studiosi continuano ad analizzare e rivalutare. Ogni nuova traduzione, ogni nuova interpretazione delle sue tavolette aggiunge un tassello a un mosaico che, dopo 4.000 anni, risulta ancora incompleto. Ed è proprio questo il bello: Enheduanna non è solo un nome nelle cronache accademiche, ma una voce reale, con un timbro riconoscibile, che ha attraversato quattro millenni di storia per arrivare fino alle aule universitarie e ai libri di oggi.