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Elon Musk e la simulazione al 50%: la regola è non essere noiosi

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Secondo Elon Musk c’è una probabilità del 50% che l’umanità stia vivendo dentro una simulazione, e proprio da questa idea nasce quella che lui stesso considera la regola più importante dell’esistenza: non essere noiosi. Il numero uno di SpaceX e Tesla lo ha spiegato durante una lunga chiacchierata con Walter Isaacson nel podcast The Builders, dove però non si è fermato alla filosofia. Nel corso dell’intervista ha parlato anche di sicurezza dell’intelligenza artificiale, di come dovrebbero comportarsi i grandi laboratori americani e ha riservato parole durissime a Sam Altman, il capo di OpenAI.

Il ragionamento di Musk sulla simulazione segue una logica tutta sua. “Se la teoria della simulazione è corretta, allora qualsiasi simulazione noiosa verrà interrotta. Quindi il fatto che esistiamo significa che siamo una simulazione interessante. E la cosa davvero più importante è semplicemente non essere noiosi”. Un modo di vedere le cose che spiega parecchio del personaggio, costruito negli anni proprio attorno alla capacità di non passare mai inosservato. Per dare un numero alla faccenda, l’imprenditore ha raccontato un aneddoto. A cena con un fisico e un informatico avrebbe chiesto a entrambi quante probabilità ci fossero di trovarsi in una realtà simulata. Il fisico ha risposto 0% e l’informatico 100%, nello stesso istante. “Quindi immagino che dovrei scegliere il 50%” è stata la sua conclusione.

Elon Musk: una telefonata a settimana tra laboratori rivali

Sul fronte dell’IA Musk ha lanciato una proposta piuttosto curiosa per gestire in modo sicuro l’arrivo di capacità sempre più avanzate. I principali laboratori statunitensi, secondo lui, dovrebbero sentirsi una volta alla settimana e magari, sette giorni prima di lanciare un nuovo modello, concedere l’accesso ai concorrenti per farlo provare e scovare eventuali problemi. “Credo che in una situazione del genere i concorrenti si terrebbero onesti a vicenda” ha spiegato. “Se qualcuno dice di essere riuscito a costruire una bomba nucleare con la tua IA, allora è meglio sistemare la cosa prima del rilascio”.

Un dettaglio non è passato inosservato. Musk ha usato il termine “AI” e non “SI”, la sigla preferita dal presidente Trump, nonostante abbia ribattezzato SpaceXAI in SpaceXSI. Le sue parole arrivano poi poche settimane dopo il polverone sollevato da Anthropic e OpenAI, che avevano spinto con forza Washington a regolamentare il settore. Una mossa che alcuni scettici hanno letto come un tentativo di blindare il dominio dei due laboratori, tagliando fuori i modelli a pesi aperti arrivati dalla Cina che oggi li costringono ad abbassare i prezzi dei token.

Altman bocciato, Anthropic promossa dal “rilevatore del male”

Difficile immaginare Musk parlare di intelligenza artificiale senza una frecciata ad Altman, e infatti è arrivata puntuale. Quando Isaacson gli ha chiesto se potesse confrontarsi con il capo di OpenAI per creare un meccanismo di coordinamento simile, la risposta è stata secca: “È talmente ingannevole che è pazzesco”.

Tutt’altra musica per Anthropic. Musk ha raccontato di aver passato le persone che ci lavorano al vaglio del suo personale “rilevatore del male”, senza trovare nulla di sospetto. “Non che il mio rilevatore del male sia perfetto, ovviamente, ma tanto vale provarci. E tutti quelli che ho incontrato ad Anthropic erano molto gentili e coscienziosi. Non ho conosciuto nessuno che sembrasse losco o ingannevole”. Un giudizio che stride un po’ con il clima quasi da culto che si respira nell’azienda guidata da Dario Amodei, dove i dipendenti arrivano a celebrare veri e propri riti funebri per i modelli Claude dismessi. Sullo sfondo sembra pesare la classica logica del nemico del mio nemico.

C’è stato spazio anche per qualche numero. Secondo Musk la superintelligenza digitale potrebbe probabilmente aumentare la produzione di beni e servizi tra il 20 e il 30%. Tradotto in denaro, si parlerebbe di circa 26.000 miliardi di euro in più ogni anno.

Fonte: TecnoAndroid

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