Quando Elon Musk ammette pubblicamente di essersi sbagliato, vale la pena fermarsi un attimo a capire cosa c’è dietro. Su X ha scritto nero su bianco: “Mi sbagliavo chiaramente su Anthropic“. Non una frase buttata lì, considerando che appena a settembre 2025 lo stesso Musk sosteneva che per Anthropic “vincere non è mai stato tra gli esiti possibili”. Sette mesi dopo la musica è cambiata del tutto. Adesso la definisce leader attuale nel settore dell’intelligenza artificiale, sostiene che nessuno ha rilasciato un modello all’altezza di Mythos e Fable e si spinge perfino a dire che i fratelli Amodei starebbero già lavorando a Mythos 2.
Cosa è successo davvero tra settembre 2025 e luglio 2026? La spiegazione più semplice ha un peso specifico notevole: un contratto da 1,25 miliardi di dollari al mese, circa 1,15 miliardi di euro. Difficile ignorare una cifra del genere quando si parla di improvvisi cambi di opinione.
Da nemico a cliente: l’accordo con SpaceXAI
A maggio Anthropic ha firmato un accordo per acquistare 300 megawatt di capacità computazionale, praticamente tutta la produzione del data center Colossus 1 di xAI vicino a Memphis, in Tennessee. Il costo è quello già citato, poco più di 1,15 miliardi di euro al mese fino a maggio 2029. Per SpaceXAI significa un valore complessivo intorno ai 40 miliardi di dollari, circa 37 miliardi di euro. E non è finita, perché anche Google ha siglato un contratto per affittare l’infrastruttura di SpaceX fino a giugno 2029, per 920 milioni di dollari al mese, quindi circa 850 milioni di euro.
Il quadro che ne esce è quasi paradossale. Il concorrente più temibile di Musk nell’AI è diventato il suo cliente più importante. E il rivale più grande in assoluto, Google, occupa il secondo posto in questa classifica.
Su X qualcuno ha ipotizzato uno scenario da manuale: Musk che un bel giorno stacca la spina ad Anthropic per mettere in difficoltà un concorrente. Lui ha risposto che non lo farebbe mai in modo da danneggiarli gravemente, nemmeno trattandosi di un competitor, perché non è nel suo stile. A prova di questo “stile” ha ricordato la scelta di Tesla nel 2014 di non trascinare in tribunale chi usa la sua tecnologia in buona fede, l’apertura della rete Supercharger ai concorrenti e il fatto che SpaceX lancia sistemi satellitari rivali senza gonfiare i prezzi. “Anche i miei peggiori nemici possono attaccarmi su questa piattaforma”, ha aggiunto.
Perché conta più il contratto della parola
Lo “stile” di Musk, a dirla tutta, non è sempre lineare. Ha fatto causa a OpenAI, ha comprato Twitter usandolo poi per spingere Grok, e ha messo a confronto Grok con Opus scegliendo però la versione precedente e non quella attuale. Interpretare le sue mosse competitive non è mai banale.
Per fortuna Anthropic non deve fidarsi dello stile di nessuno, ma del contratto. Un taglio improvviso avrebbe conseguenze legali pesantissime, e SpaceXAI ha tutto l’interesse a rispettare i patti. Non solo perché Anthropic paga profumatamente, ma anche perché gli ingegneri di SpaceX imparano a costruire e supportare l’AI dell’azienda.
C’è poi il tema della distillazione. Durante il processo contro OpenAI, Musk ha ammesso che la distillazione AI esiste eccome. A un avvocato che gli chiedeva se xAI avesse mai distillato tecnologia da OpenAI, ha risposto che in generale le aziende di intelligenza artificiale si distillano a vicenda. Anthropic dal canto suo ha accusato tre aziende cinesi di aver distillato su Claude, e questa settimana ha puntato il dito contro Alibaba per 28,8 milioni di scambi effettuati tramite 25.000 account falsi. Ospitare l’infrastruttura di Anthropic dà a SpaceXAI una visibilità sulle sue operazioni che la maggior parte dei concorrenti non avrebbe mai. Evidentemente Anthropic e Google ritengono di avere garanzie sufficienti per accettare questo rischio.