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La Commissione europea dispone già di un’alternativa sovrana a Teams, ma la soluzione non sembra aver fatto breccia tra le persone che dovrebbero usarla ogni giorno. Lo strumento si chiama Element e si appoggia alla rete Matrix. Funziona sui server della stessa Commissione, che mantiene così il pieno controllo dell’intera infrastruttura. Sulla carta l’idea ha una sua logica precisa, eppure i dipendenti almeno per ora non sembrano particolarmente entusiasti del cambio di abitudini.
Il punto di partenza è abbastanza chiaro. Quando un’istituzione si affida a una piattaforma di comunicazione esterna, una parte del controllo finisce inevitabilmente nelle mani di chi quella piattaforma la gestisce. Con Element lo scenario cambia. Il programma non vive su macchine di terzi ma sui server della Commissione, ed è proprio questo l’aspetto che rende il progetto interessante dal punto di vista della sovranità digitale.
Element e la rete Matrix, come funziona la scelta sovrana
Per capire perché si parli di soluzione sovrana bisogna guardare a dove stanno fisicamente i dati e a chi decide come vengono gestiti. Nel caso della Commissione UE la risposta è semplice. L’infrastruttura appartiene all’istituzione stessa, che ne governa ogni livello senza dover dipendere da un fornitore esterno per far girare il servizio. È una differenza sostanziale rispetto a un modello in cui la piattaforma di messaggistica e collaborazione resta di proprietà di qualcun altro.
La base tecnica di tutto questo è la rete Matrix, sulla quale Element è costruito. Proprio grazie a questa architettura il software può essere installato e fatto funzionare all’interno di un ambiente controllato direttamente dall’ente che lo adotta. Nel caso specifico significa che la Commissione non si limita a usare uno strumento ma lo ospita in casa propria, tenendo le chiavi dell’intero sistema. Si tratta quindi di qualcosa di più di un semplice cambio di applicazione. Dietro la scelta c’è l’intenzione di disporre di un canale di comunicazione interna che non sia legato a infrastrutture esterne. Un passo che, almeno nelle intenzioni, porta la gestione delle conversazioni di lavoro sotto l’ombrello diretto dell’istituzione.
Il nodo dei dipendenti e il confronto con Teams
Il problema, come spesso accade con i cambiamenti di strumenti quotidiani, riguarda le persone. I dipendenti della Commissione a quanto emerge non sembrano apprezzare granché la nuova piattaforma. Il giudizio per il momento è tiepido e l’alternativa sovrana fatica a imporsi come sostituto naturale di Teams, lo strumento a cui molti sono abituati.
È un dettaglio tutt’altro che marginale. Un software di collaborazione funziona davvero solo se chi lo usa lo adotta con convinzione, e un’accoglienza fredda rischia di frenare anche i progetti meglio impostati sul piano tecnico. Da una parte c’è quindi il vantaggio evidente del controllo completo sull’infrastruttura, dall’altra la resistenza di chi deve lavorarci tutti i giorni e che per ora non sembra aver trovato in Element un’esperienza capace di convincere.
La partita si gioca proprio su questo equilibrio. La Commissione ha in mano uno strumento che risponde all’esigenza di autonomia e che gira interamente sui propri server, ma l’adozione da parte del personale rappresenta lo scoglio più concreto. Per il momento la soluzione basata su Matrix è operativa e pienamente sotto il controllo dell’istituzione, mentre i dipendenti continuano a mostrarsi poco convinti dalla nuova piattaforma.
Fonte: TecnoAndroid








