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Effetto bouba kiki, anche i cani associano suoni e forme

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L’effetto bouba kiki non riguarda soltanto gli esseri umani. Secondo un nuovo studio, anche i cani sembrano associare questi due suoni inventati a qualcosa di preciso, proprio come facciamo noi. Insomma anche gli amici a quattro zampe riconoscono un “kiki” quando ne vedono uno, e la cosa ha parecchio di sorprendente.

Per capire perché questa scoperta abbia attirato tanta attenzione bisogna fare un passo indietro e spiegare di cosa si parla. Le parole “bouba” e “kiki” non hanno alcun significato in nessuna lingua, eppure producono sulle persone un effetto curioso e piuttosto costante. Quando si chiede di abbinarle a due forme diverse, una tondeggiante e morbida e l’altra spigolosa e appuntita, la stragrande maggioranza sceglie senza esitare la stessa combinazione. “Bouba” finisce quasi sempre accanto alla figura arrotondata mentre “kiki” viene collegata a quella piena di punte. Nessuno lo insegna, eppure succede.

Un legame tra suoni e forme che sembra naturale

Il fenomeno è noto da tempo a chi si occupa di linguaggio e percezione, perché suggerisce che tra il suono delle parole e le caratteristiche visive degli oggetti esista una specie di ponte spontaneo. Un suono pieno e rotondo richiama qualcosa di morbido. Uno secco e tagliente fa pensare a qualcosa di aguzzo. Detto così sembra quasi banale, ma il punto interessante è proprio questo: l’associazione appare intuitiva, come se fosse scritta da qualche parte nel modo in cui il cervello mette insieme ciò che sente e ciò che vede.

Per molto tempo questo meccanismo è stato considerato una faccenda tipicamente umana, legata in qualche modo alla nostra capacità di parlare e di dare nomi alle cose. Ed è qui che entra in gioco la ricerca più recente. Se anche un animale che non usa il linguaggio come lo usiamo noi mostra la stessa tendenza, allora la questione cambia prospettiva in modo abbastanza netto.

Anche i cani cadono nella stessa trappola

Il nuovo lavoro scientifico indica che i cani sperimentano anch’essi questo strano effetto. In altre parole i nostri compagni di casa non restano indifferenti di fronte a “bouba” e “kiki” ma sembrano collegare i due suoni alle forme in maniera simile a quella osservata nelle persone. Il “kiki” viene riconosciuto, per così dire, anche da chi abbaia invece di parlare.

Si tratta di un risultato che allarga parecchio il campo. L’effetto bouba kiki non sarebbe più un’esclusiva della nostra specie, ma qualcosa che coinvolge anche altri animali capaci di percepire suoni e immagini. Per chi convive con un cane la notizia ha anche un lato simpatico, visto che conferma ancora una volta quanto questi animali siano attenti a ciò che li circonda e sensibili a dettagli che spesso diamo per scontati.

Il legame tra suoni e forme quindi non dipenderebbe soltanto dalla parola e dalla cultura, almeno stando a quanto emerso dallo studio. Anche i cani, che le parole “bouba” e “kiki” non le hanno mai sentite prima e di certo non sanno cosa vogliano dire, mostrano di reagire a questi suoni in un modo che ricorda molto da vicino il nostro. La ricerca aggiunge così un tassello nuovo a un fenomeno studiato a lungo sugli esseri umani, spostando l’attenzione sul mondo animale. Il risultato centrale è chiaro e piuttosto semplice da riassumere: davanti a un “kiki” anche un cane sembra capire di cosa si tratta.

Fonte: TecnoAndroid

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