La compagnia aerea easyJet è di nuovo al centro dell’attenzione, stavolta non per questioni di sicurezza a bordo ma per qualcosa che riguarda molto più da vicino le tasche dei passeggeri. L’Antitrust italiano ha infatti aperto un’istruttoria contro il vettore low cost, contestando la poca trasparenza nelle procedure online per l’acquisto del bagaglio in stiva. Una vicenda che arriva a brevissima distanza da un altro episodio che aveva coinvolto la compagnia, quello del power bank dimenticato in stiva che aveva costretto il pilota del volo EZY2618, diretto a Londra Luton, ad atterrare per precauzione a Fiumicino.
Questa volta però non si parla di batterie né di emergenze in volo. Il problema è tutto nella procedura di prenotazione presente sul sito e sull’app ufficiale di easyJet, che secondo l’autorità garante della concorrenza e del mercato risulterebbe poco chiara e potenzialmente fuorviante per chi acquista un volo.
Cosa contesta l’AGCM a easyJet
Nel dettaglio, l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) ritiene che easyJet adotti una pratica commerciale scorretta durante la fase di acquisto. Il nodo della questione è piuttosto concreto: quando un passeggero prenota un volo e decide di aggiungere il bagaglio in stiva, il sistema mostra soltanto il prezzo medio del servizio. E fin qui, già qualche perplessità. Ma c’è di più.
L’opzione predefinita che il sito e l’app propongono è l’acquisto del bagaglio per entrambe le tratte, andata e ritorno, come se fosse un pacchetto unico. Chi invece volesse acquistarlo solo per una delle due tratte si troverebbe costretto a deselezionare manualmente questa impostazione, interrompendo di fatto la procedura di prenotazione online. Un meccanismo che, nella pratica quotidiana, può facilmente indurre in errore il consumatore, spingendolo a pagare per un servizio che magari non gli serve per entrambe le direzioni.
L’ipotesi avanzata dall’AGCM è piuttosto severa: si tratterebbe di una pratica commerciale non solo ingannevole ma anche aggressiva, in violazione degli articoli 20, 21, 22, 24 e 25 del Codice del consumo. Un richiamo normativo che non lascia molto spazio a interpretazioni morbide.
Un problema che tocca milioni di viaggiatori
Il punto è che easyJet è una delle compagnie aeree più utilizzate in Europa, e in Italia ha una presenza capillare su decine di rotte nazionali e internazionali. Questo significa che il meccanismo contestato dall’Antitrust potrebbe aver riguardato un numero molto elevato di prenotazioni, con passeggeri che si sono ritrovati a pagare il bagaglio in stiva su entrambe le tratte senza averne realmente bisogno, o comunque senza aver compreso fino in fondo cosa stavano acquistando.
La questione della trasparenza nei processi di acquisto online è un tema sempre più caldo, soprattutto nel settore delle compagnie low cost, dove ogni servizio aggiuntivo viene proposto come extra a pagamento. E quando l’architettura della pagina di prenotazione tende a orientare le scelte del consumatore verso l’opzione più costosa, il confine tra strategia commerciale e pratica scorretta diventa sottilissimo.