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Droni russi contro i data center ucraini, Internet in tilt

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Gli attacchi dei droni russi contro i data center ucraini stanno mandando in tilt le reti mobili e la connessione Internet di migliaia di persone. L’impennata dei raid condotti con velivoli a reazione ha spinto il presidente Volodymyr Zelensky e altri esponenti del governo di Kiev a chiedere con forza nuove capacità di difesa aerea, perché blackout di questo genere rischiano di colpire l’economia digitale del Paese e di indebolire la resistenza all’invasione russa.

Secondo l’organizzazione no profit Reporter senza frontiere, dal 23 settembre gli attacchi alle infrastrutture di telecomunicazione si sono concentrati soprattutto sulla capitale. Il ministero ucraino della trasformazione digitale ha segnalato che già le prime incursioni avevano lasciato temporaneamente senza Internet 100.000 famiglie nella regione di Kiev. Nelle settimane successive Mosca ha soltanto intensificato la campagna contro i principali centri dati e le reti di telefonia mobile.

Tetiana Gaviuk, analista per l’Europa di ACLED, ha ricordato il 1 ottobre che i colpi russi alle telecomunicazioni ucraine non sono una novità, visto che bombardamenti e attacchi avevano già danneggiato linee in fibra ottica, ripetitori e strutture degli operatori mobili. Questa volta però a colpire è la concentrazione. “Più fornitori e impianti sono stati presi di mira nel giro di pochi giorni”, ha spiegato l’analista, un segnale della crescente pressione russa sull’infrastruttura digitale del Paese. Funzionari e addetti ai lavori temono che raid così ripetuti possano mettere in crisi le reti su cui si appoggiano banche, sistemi di pagamento e servizi pubblici.

Droni più veloci e intercettori agli sgoccioli

Fin dal primo anno dell’invasione su larga scala, cominciata nel 2022, la Russia ha lanciato ondate di missili e droni contro la rete elettrica, le stazioni ferroviarie, i porti e perfino i condomini residenziali. Quest’anno però gli attacchi a lungo raggio si sono rivelati ancora più devastanti. Da un lato le scorte ucraine di intercettori missilistici si sono esaurite, dall’altro Mosca ha trasformato molti dei suoi droni kamikaze in modelli a reazione, più rapidi e molto più difficili da abbattere.

I numeri forniti da Zelensky il 4 ottobre rendono bene l’idea. Le difese aeree ucraine riescono oggi a fermare oltre l’85% dei droni Shahed tradizionali, progettati in origine dall’Iran e poi forniti alla Russia. Quando però si tratta delle nuove versioni a reazione, la percentuale di intercettazione crolla al 50 o 60%.

Per l’Institute for the Study of War, centro studi con sede a Washington, la scelta di colpire i centri dati rientra in una strategia più ampia contro le infrastrutture energetiche e commerciali che punta a rendere la vita dei civili talmente insopportabile da costringere Kiev a cedere alle richieste del Cremlino. L’idea è sfruttare le attuali falle nella copertura antiaerea e danneggiare il più possibile le strutture del Paese durante l’autunno e l’inverno, le stagioni più fredde.

L’escalation arriva tuttavia in coincidenza con alcune battute d’arresto russe sul campo. Con l’Operazione Vivaldi l’esercito ucraino ha riconquistato decine di miglia quadrate di territorio vicino alla cintura di città fortificate che protegge l’est del Paese. La campagna di bombardamenti appare quindi come la strada principale rimasta a Vladimir Putin per rivendicare una parvenza di vittoria, a quasi cinque anni dall’avvio della cosiddetta operazione militare speciale.

Reti sotterranee, satelliti e accuse di crimini di guerra

Kiev ha già trasferito all’estero alcuni data center e investito nella costruzione di nuove reti di telecomunicazione sotterranee per renderle più resistenti. Lo ha spiegato Kateryna Chernohorenko, ex viceministra della Difesa con delega alla trasformazione digitale, che ha però avvertito che “non si può spostare tutto sottoterra” e ha insistito sulla necessità che gli alleati aiutino il Paese a rafforzare le difese contro missili balistici e droni.

Le interruzioni potrebbero spingere un numero crescente di testate locali e semplici cittadini verso soluzioni satellitari come Starlink. L’ex consigliere governativo Serhii Sternenko ha suggerito agli abitanti di Kiev di procurarsi un terminale Starlink o un’alternativa simile prima dell’arrivo dell’inverno.

Pauline Maufrais e Vincent Berthier, rispettivamente responsabile regionale per l’Ucraina e capo della sezione tecnologia e giornalismo di Reporter senza frontiere, hanno sottolineato in una nota che questi attacchi ripetuti non colpiscono solo il lavoro dei media ma anche il diritto della popolazione ucraina all’informazione. “Si tratta di crimini di guerra e la loro gravità è innegabile”, hanno dichiarato.

Quello ucraino non è l’unico caso recente di centri dati finiti nel mirino durante un conflitto. Quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato per la prima volta l’Iran nel febbraio 2026, la rappresaglia di Teheran nel Golfo ha colpito diversi data center di Amazon in Bahrein e negli Emirati Arabi Uniti. Amazon ha poi ammesso la perdita definitiva di una parte dei dati dei clienti di Amazon Web Services a causa della distruzione delle strutture.

Fonte: TecnoAndroid

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