Il DNA antico sta riscrivendo molto di quello che credevamo di sapere sull’Europa preistorica, e una delle scoperte più sorprendenti riguarda il ruolo delle donne nella diffusione dell’agricoltura. Le analisi genetiche condotte su resti umani rinvenuti in Belgio e nei Paesi Bassi raccontano di un continente molto più dinamico del previsto, dove matrimoni, migrazioni e scambi culturali rimescolarono le popolazioni ben prima che esistesse qualsiasi documento scritto.
Per anni la versione corrente è stata abbastanza lineare. Quando le ricerche sul DNA antico iniziarono a guadagnare attenzione, poco più di dieci anni fa, prese piede tra i genetisti l’idea che l’Europa fosse stata popolata in tre grandi ondate provenienti da est. Prima i cacciatori-raccoglitori, oltre 40.000 anni fa. Poi, a partire da circa 9.000 anni fa, l’arrivo degli agricoltori dall’Anatolia durante il Neolitico. Infine, dai 5.000 anni fa, l’espansione delle genti della cultura della ceramica cordata dalla steppa russa, che inaugurò l’età del bronzo europea. Quasi tutti gli europei di oggi portano dentro di sé un po’ di ciascuna di queste eredità. Una semplificazione comoda, certo, ma che non rendeva giustizia alla complessità reale.
Le donne che portarono l’agricoltura nelle terre d’acqua
Il nuovo studio, pubblicato su Nature, sposta il quadro molto più in là. I ricercatori hanno analizzato i genomi di resti neolitici scavati lungo il fiume Mosa, in Belgio, datati a circa 5.000 anni fa, allargando poi lo sguardo all’area del basso Reno-Mosa, tra zone umide, coste e fiumi. I terreni fertili a sud delle paludi avevano attirato i primi agricoltori già intorno al 5.500 a.C., mentre le ricche risorse delle zone umide settentrionali si prestavano meglio alla vita dei cacciatori-raccoglitori.
E qui è arrivata la sorpresa. I genomi delle persone vissute nel tardo Neolitico in Belgio portavano almeno il 50% di ascendenza locale legata ai cacciatori-raccoglitori, accanto a quella anatolica che ci si aspettava. Confrontando il cromosoma Y e il DNA mitocondriale, che tracciano rispettivamente la linea maschile e quella femminile, è emerso un dettaglio che ha cambiato tutto: i cromosomi Y erano tutti tipici dei cacciatori-raccoglitori, ma tre quarti delle linee mitocondriali venivano dagli agricoltori del sud. In parole povere, furono le donne a portare il sapere agricolo dentro le comunità del “mondo d’acqua”.
Questo dato ribalta un’aspettativa diffusa tra molti archeologi, secondo cui sarebbero state le donne dei cacciatori-raccoglitori a sposarsi “verso l’alto”. Qui invece accadde il contrario: furono le donne degli agricoltori, considerate parte della cultura “più avanzata”, a entrare nelle comunità di foraggiatori. Un modello che richiama la teoria della “mobilità di frontiera” proposta negli anni Ottanta dagli archeologi Marek Zvelebil e Peter Rowley-Conwy, con una zona di contatto fatta di scambi, alleanze matrimoniali e movimenti su piccola scala.
I Bell Beaker e il grande rimescolamento fino alla Gran Bretagna
Circa 4.600 anni fa, però, le carte tornarono a mescolarsi. Una nuova ondata di pastori-agricoltori provenienti in ultima analisi dalla steppa russa cominciò a infiltrarsi nell’area del Reno con la cultura della ceramica cordata. Con l’aumentare degli arrivi da est, questi gruppi si trasformarono, in un modo ancora non del tutto chiaro, in quella che conosciamo come cultura del vaso campaniforme, i cosiddetti Bell Beaker.
Nel giro di pochi secoli il paesaggio genetico della regione Reno-Mosa risultò completamente ridisegnato. Circa 4.400 anni fa, meno del 20% dell’ascendenza delle persone che vivevano lì risaliva agli agricoltori e ai cacciatori-raccoglitori precedenti. Almeno l’80% proveniva ormai dalla steppa. I Bell Beaker si espansero rapidamente in ogni direzione, dando vita all’età del bronzo dell’Europa centrale, e attraversarono pure la Manica, diffondendosi in tutta la Gran Bretagna fino alle isole Orcadi a nord.
Sembra che gli agricoltori britannici che nei secoli precedenti avevano costruito Stonehenge siano quasi scomparsi, con una sostituzione che sfiora il 90% degli agricoltori neolitici dell’isola, per ragioni che restano oscure. Ma furono davvero spazzati via del tutto? È possibile che anche questa immagine, oggi piuttosto netta, si faccia più sfumata man mano che archeologia e DNA antico riveleranno dettagli più precisi su quanto accadde davvero.