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Circa 7.300 anni fa un’eruzione vulcanica dalla portata definita apocalittica si abbatté sul Giappone e arrivò molto vicino a cancellare le comunità di cacciatori raccoglitori che vivevano nell’arcipelago. Eppure quelle popolazioni, in qualche modo, riuscirono a sopravvivere. A suggerirlo sono oggetti piccoli, quasi trascurabili a prima vista: alcuni orecchini di pietra ritrovati in diverse zone del paese, che raccontano una storia di continuità più che di fine improvvisa.
Al centro di tutto c’è la cultura Jōmon. Davanti a una catastrofe naturale di queste dimensioni verrebbe spontaneo immaginare una rottura netta, la scomparsa di un intero modo di vivere. Gli indizi materiali però puntano altrove. La diffusione di questi ornamenti sul territorio giapponese lascia pensare che la società Jōmon non sia svanita dopo il disastro e che abbia trovato il modo di andare avanti.
Cultura Jōmon: un’eruzione che poteva cancellare un popolo
Quando si parla di un evento capace quasi di annientare una popolazione, la parola che pesa di più è proprio quel “quasi”. L’eruzione di 7.300 anni fa viene descritta come apocalittica, un aggettivo che rende bene l’idea della violenza del fenomeno e delle conseguenze sulle persone che abitavano il Giappone di allora. Per comunità che vivevano di caccia e raccolta, legate in modo diretto all’ambiente circostante, un colpo del genere poteva significare la fine.
Le cose però non andarono così. I cacciatori raccoglitori dell’arcipelago furono messi a durissima prova e arrivarono a un passo dall’annientamento, ma non scomparvero. È un dettaglio che cambia parecchio la lettura di quel periodo, perché sposta l’attenzione dalla distruzione alla capacità di resistere. Una popolazione che sopravvive a un trauma simile non resta semplicemente in vita. Porta con sé abitudini, gusti, tradizioni.
Ed è proprio su questo terreno che entrano in gioco i reperti archeologici. Non servono grandi monumenti per capire se una cultura è sopravvissuta. A volte bastano oggetti di uso quotidiano, o meglio ancora di uso personale, che parlano di identità e di appartenenza.
Gli orecchini di pietra e il filo della continuità
Gli orecchini di pietra trovati in varie parti del Giappone hanno un valore particolare. Un ornamento non è uno strumento qualsiasi. Riflette scelte estetiche, segni di riconoscimento, il modo in cui una comunità rappresenta se stessa. Se oggetti di questo tipo continuano a comparire su un territorio ampio, significa che qualcuno ha continuato a produrli, indossarli e tramandarli.
Ecco perché questi piccoli manufatti diventano un indizio prezioso. La loro presenza diffusa suggerisce che la cultura Jōmon non si sia dissolta dopo la catastrofe. Al contrario sembra aver mantenuto una propria riconoscibilità anche dopo l’eruzione vulcanica, nonostante l’enorme pressione subita dalle comunità che ne facevano parte.
C’è qualcosa di quasi sorprendente in questa vicenda. Un disastro naturale tanto grave da sfiorare l’annientamento di una popolazione non è riuscito a spezzare il legame con le proprie tradizioni. E a testimoniarlo non sono resti imponenti ma ornamenti di pietra, sparsi nel paese come tracce lasciate da chi è rimasto.
Gli orecchini rinvenuti in diverse aree del Giappone indicano infatti che la cultura dei Jōmon non svanì dopo l’evento di 7.300 anni fa e che quei cacciatori raccoglitori, pur avendo rischiato di essere spazzati via, riuscirono a sopravvivere.
Fonte: TecnoAndroid


