La crisi delle memorie sta mettendo a dura prova il mercato dei computer, e i numeri raccontano una storia curiosa. Le vendite di PC scendono, ma i prezzi salgono lo stesso. Un paradosso che pesa su produttori e consumatori, con un solo grande nome capace di andare controcorrente.
Dopo due anni buoni, con vendite in salita trimestre dopo trimestre, il vento è cambiato. Nel secondo trimestre del 2026 le spedizioni mondiali di computer si sono fermate a 68,2 milioni di unità. Un calo di circa il 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Non un crollo verticale, ma abbastanza da far suonare qualche campanello nei corridoi delle grandi aziende del settore.
Perché i prezzi continuano a salire
Qui arriva la parte meno intuitiva della faccenda. Di solito quando le vendite calano ci si aspetta che i prezzi seguano a ruota, magari con qualche sconto per stimolare la domanda. Stavolta succede il contrario, e il motivo ha un nome preciso, le memorie. La componentistica legata alla memoria, quella che serve a far girare i dispositivi e a conservare i dati, è diventata più costosa e più difficile da reperire.
Questo squilibrio tra domanda e offerta si scarica direttamente sul prezzo finale dei PC. I produttori si trovano a pagare di più per assemblare le stesse macchine, e quel costo aggiuntivo finisce dritto nel cartellino esposto sugli scaffali. Il risultato è un mercato che rallenta nelle spedizioni ma non nei listini, una combinazione che raramente si vede e che rende il momento particolarmente delicato per chi deve comprare un nuovo computer.
Apple va controtendenza
In mezzo a un quadro così complicato c’è chi riesce a crescere lo stesso. Apple è l’unica azienda che segna un segno positivo nelle vendite, andando in direzione opposta rispetto al resto del settore. Mentre gli altri grandi produttori arrancano o restano fermi, la casa di Cupertino continua a piazzare i suoi dispositivi.