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Corea del Sud, fino a 65.000 euro ai dipendenti per ogni figlio

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La Corea del Sud sta provando a risollevare la propria natalità con un alleato che fino a qualche anno fa nessuno avrebbe messo al centro della questione, cioè le aziende private. Alcuni grandi gruppi del Paese hanno deciso di pagare somme molto consistenti ai dipendenti che scelgono di avere figli. Il motivo è semplice da capire. Il Paese vive da decenni una delle peggiori crisi demografiche al mondo, con un tasso di fecondità sceso al minimo storico di 0,72 figli per donna nel 2023 e risalito appena a 0,75 nel 2024. Nel 2025 la tendenza positiva è proseguita fino a 0,80, ma il dato resta lontanissimo dal livello di sostituzione della popolazione fissato a 2,1 figli per donna. Una distanza che racconta un invecchiamento rapido e che mette a rischio la tenuta economica e sociale della nazione. Non a caso l’ex presidente Yoon Suk Yeol aveva definito la situazione una vera emergenza nazionale, temendo un calo della produttività e un peggioramento dei conti pubblici.

Corea del Sud: anni di politiche pubbliche con risultati modesti

Da tempo il governo di Seul mette in campo le misure più diverse per spingere le coppie ad allargare la famiglia e alleggerirne il peso economico. Si va dai sussidi diretti per ogni figlio agli aiuti per la casa, passando per i congedi parentali retribuiti, un accesso più semplice ai servizi per l’infanzia e un’educazione nella prima infanzia più economica. Nonostante questi interventi e gli enormi investimenti pubblici, però, il tasso di natalità coreano ha mostrato soltanto una ripresa molto timida. Proprio questo ha convinto le autorità a valutare nuove riforme e soprattutto a coinvolgere il settore privato nella ricerca di una soluzione.

Ed è qui che le imprese hanno cominciato a muoversi per conto proprio, preoccupate dall’effetto che il calo della popolazione avrà sulla forza lavoro disponibile. Il risultato sono i cosiddetti bonus bebè, assegni generosi destinati a chi diventa genitore.

Il caso Booyoung e una cifra che toglie il sonno

Tra i gruppi più attivi c’è Booyoung, che offre premi fino a 100 milioni di won per ogni figlio nato, cioè circa 65.000 euro. In alcuni casi la misura è stata applicata anche in modo retroattivo, così da sostenere le famiglie già impegnate a crescere i bambini. Durante la festa per il Capodanno del 2026 l’azienda ha distribuito altri 3,6 miliardi di won ai dipendenti diventati genitori nel 2025, arrivando a un totale di 13,4 miliardi di won versati dall’avvio del programma. Secondo la stampa locale non si tratta di un caso isolato perché anche altre società hanno introdotto premi e benefici extra per chi allarga la famiglia.

La reazione di chi lavora lì dice molto. Hong Ki, responsabile della comunicazione di Booyoung, all’epoca aveva già una bambina di 3 anni. “Sono rimasto senza parole. Era così assurdo che non riuscivo nemmeno a dormire, chiedendomi se fosse vero”, ha raccontato. Dopo aver metabolizzato la notizia insieme alla moglie, anche lei dipendente del gruppo, la coppia ha fatto quello che in tanti farebbero davanti a una proposta del genere e ha avuto un secondo figlio per ottenere il premio.

Perché le aziende hanno deciso di pagare

Dietro questi incentivi non c’è uno slancio altruistico o patriottico. Le imprese hanno capito che la crisi demografica si trasformerà presto in una crisi del mercato del lavoro. La Corea del Sud guarda al Giappone e vede un mondo professionale invecchiato dove la carenza di manodopera è diventata diffusa. Le stime indicano che entro il 2050 gli over 65 saliranno al 40% della popolazione, potenzialmente la quota più alta di qualsiasi Paese al mondo.

C’è poi un vantaggio più immediato. Le società che offrono questi premi sono diventate le preferite di chi vuole costruire una famiglia e riescono così ad attirare e trattenere i profili più qualificati, attratti da politiche concrete di conciliazione tra lavoro e vita privata.

L’insieme delle misure varate dal governo con il sostegno del settore privato comincia a dare i primi segnali. Dopo otto anni consecutivi di calo il tasso di fecondità della Corea del Sud è salito a 0,80 figli per donna nel 2025, segnando un’inversione di tendenza e il primo progresso significativo in nove anni. Nello stesso anno anche i matrimoni sono cresciuti dell’8,1%, dopo il picco del 14,8% registrato nel 2024.

Fonte: TecnoAndroid

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